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Eroica Fenice

Femminicidio – Orrore senza fine

Una media annua di 184 casi, una vittima ogni due giorni, un bollettino di guerra.

Gli ultimi fatti di cronaca nera hanno riportato l’attenzione sul fenomeno che in Italia ha assunto proporzioni allarmanti. La parola Femminicidio suona male, malissimo, ma rende l’idea di ciò che intende: una mattanza di donne, oltraggiate, maltrattate e perseguitate, fino all’epilogo triste e inaccettabile per mano di coloro che avrebbero dovuto rappresentare l’amore, la sicurezza, il punto di riferimento. Il termine non è un’invenzione mediatica, viene utilizzato la prima volta nel 1992 dalle criminologhe statunitensi Diana Russell e Jill Radford (The Politics of woman killing ) nella sua accezione più stretta di Femmicidio intesa come uccisione misogina di una donna da parte di un uomo, sostituito poi dall’espressione Femminicidio dell’antropologa messicana Marcela Lagarde che, a seguito di studi condotti sulla condizione femminile a Ciudad Juárez, ne ampia il significato, vi racchiude tutte le discriminazioni e pressioni psicologiche di cui una donna può essere vittima e lo definisce “prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine che comportano l’impunità tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa”.

In Italia i dati relativi al fenomeno parlano di botte e calci, di violenze sessuali subite nel silenzio e nella vergogna. Numeri approssimativi, difficile monitorarli con esattezza. I dati emersi dal recente Dossier sull’omicidio volontario realizzato dall’Eures mostrano che il 63% degli omicidi avviene tra le pareti domestiche, le vittime sono di età compresa tra i 25 e i 54 anni mentre il killer 9 volte su 10 è uomo. E se nella maggior parte dei casi si uccide con un coltello trovato in cucina oppure a mani nude, nel 25% dei casi il rapporto sessuale si è appena concluso o sta per iniziare.

Numeri che ci fanno riflettere su cosa si nasconda dietro le degenerazioni sanguinose della coppia. Cosa spinge l’uomo a diventare carnefice? Perchè nelle donne si fa strada la rassegnazione delle carezze unite alle vessazioni psicologiche e fisiche? La donna sembra costretta a soccombere in ogni caso, sia che ella ami sia che non voglia più saperne, schiacciata dalla brutalità che è riflesso di quelle strutture patriarcali e misogine tanto in voga nel nostro Paese fino al 1981, anno dell’abolizione del delitto d’onore. Piccoli uomini incapaci di fare i conti con la propria emotività e che entrano in crisi a causa della discendente di Eva, prima colpevole per eccellenza, meditando vendetta se questa non soddisfa le loro scelte e aspettative. La donna paga in quanto rea di esser tale, dunque violabile.

Facile immaginare come un tema così complesso non possa non suscitare sdegno, disagio ed opinioni discordi nel pubblico maschile; tuttavia è fuorviante, da parte dei negazionisti, enumerare personali teorie su come sia la donna ad essere la carnefice di se stessa. Se si provasse a grattare oltre la superfice si noterebbe il serpeggiare di una cultura prevalentemente fallocentrica in cui, complice una giustizia impreparata, il NO della propria compagna, moglie, madre, figlia, amica, ex, amante, suona come il campanello d’allarme della perdita dello status quo. Il Femminicidio non è frutto di follia, non è raro momento d’ira incontrollata, è un’intenzione precisa, l’ultimo evento, figlio di anni di abusi subiti e mai rivelati. Paradossale se lo si pensa in riferimento ad una società apparentemente aperta e tollerante come quella odierna.

In Italia molto è stato fatto: nel 1996 con la legge sulle “norme contro la violenza sessuale”; poi nel 2009 con il decreto (poi convertito in legge) recante “misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori”; nell’agosto del 2013 con un altro decreto tramite cui si prevede anche un finanziamento per la realizzazione di azioni a sostegno delle donne vittime di violenza; e, infine, con un’ulteriore norma nella legge di stabilità 2014, attraverso cui si è incrementato il fondo di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016. Al momento, il tanto acclamato Piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”, risulta immobile da mesi con fondi per un totale di 18 milioni di euro bloccati poiché non c’è nessun ministro, viceministro o sottosegretario che possa occuparsi della questione: il decreto del 2013, infatti, prevede che se ne occupi “il ministro delegato per le pari opportunità”. Peccato però che, ad oggi il Presidente del Consiglio Matteo Renzi abbia tenuto per sé la delega. A cosa serve aver ratificato la Convenzione di Istanbul se poi non vi è un ministro che segua la materia e renda i progetti operativi? In un momento delicato come questo, ci auguriamo che sia stata solo una svista temporanea dell’occupatissimo Premier. Il Femminicidio è un dramma che si nutre del silenzio, se il primo passo fondamentale per uscire dal tunnel dei maltrattamenti resta la denuncia, solo un’attività sinergica di associazioni del settore, operatori e istituzioni può tutelare le donne in difficoltà durante l’intero percorso e, in tal senso, i fondi sono vitali.

Non bastano solo le leggi a porre rimedio alla barbarie, dobbiamo auspicare un vero cambiamento culturale in cui rispetto, parità e amore non siano solo lontani miraggi.

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