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Femminismo a difesa della libertà: He for she

Può il femminismo diventare strumento per diffondere la libertà individuale?  La compagnia “He for she” si batte per questo.

“Mio padre non vuole che io diventi ingegnere perché crede sia un mestiere da uomini. Come faccio a convincerlo?” “Diventa ingegnere”.
23 Gennaio 2015, a Dover, in Svizzera si tiene la seconda Conferenza stampa di “He for she”, la compagnia pro femminismo, fondata dall’attrice Emma Watson. Questo è il tweet che una ragazza ha lasciato sul profilo  dell’attrice, dopo aver ascoltato il suo discorso.
A questo punto, viene spontaneo chiedersi perché, ancora oggi, succeda che una ragazza debba sentirsi limitata nello scegliere “cosa diventare”, semplicemente perché “donna.” Siamo costantemente bloccati nelle nostre scelte quotidiane, dalle più piccole alle più importanti, dalle limitazioni che la società ci ha imposto e che noi inconsicamente accettiamo senza ribattere.
Tali limitazioni possono toccarci profondamente e convincerci di non essere abbastanza.  Così come una parola di conforto,  in qualsiasi modo essa arrivi, può far rialzare un’ anima ferita.
Ed è per questo che  nasce “He for she” un progetto che si batte per proteggere la dignità delle donne, difendere il loro ruolo nella società e tutelare la parità dei sessi.
È un “movimento femminista”, ma il concetto di femminismo che vi emerge è totalmente nuovo. Il femminismo di “He for she” vuole dimostrare che difendere i diritti delle donne non significa contrastare quelli degli uomini e le differenze di genere non devono essere ostacoli allo sviluppo individuale.  Il genere è un dato, ma le capacità peculiari di ciascuno sono ciò che ci definisce davvero, la nostra cartà d’identità nel mondo.
«I miei genitori non mi hanno voluto meno bene perché sono nata femmina; la mia scuola non mi ha limitata perché ero una ragazza; i miei maestri non hanno pensato che sarei andata meno lontano nella vita perché un giorno avrei potuto avere un figlio. Queste persone erano i miei ambasciatori della parità tra i sessi e mi hanno resa la persona che sono oggi.“ queste sono le parole usate dall’attrice per convinere i media a sostenere la sua linea di pensiero.
Il messaggio che vuole mandare la Watson è enorme: la parità di genere oggi non esiste in nessun senso. Non esiste per le donne e non esiste per gli uomini.
Spesso, infatti, le donne sono considerate fragili e pertanto inadatte a ricoprire determinati ruoli sociali. Ci sono professioni ancora oggi considerate prettamente maschili e  dunque “chiuse” per l’altro sesso. Ci sono sport in cui le donne si inseriscono poco, discussioni che non si addicono alla sfera femminile, situazioni inadatte.

Analogamente gli uomini sono vittime di stereotipi, che vengono talvolta celati, ma sono allo stesso modo ostacoli nello sviluppo della loro indentità. Così ogni uomo deve dare una certa immagine di sé, mostrarsi forte, mai debole, imporre la propria opinione.
“Non si parla molto spesso di come gli uomini siano imprigionati negli stereotipi di genere che li riguardano, ma vedo che lo sono. E quando se ne saranno liberati, le cose cambieranno di conseguenza anche per le donne.”
Il femminismo per la Watson significa “rinascita” e deve seguire una duplice direzione, deve essere liberazione di qualsiasi tipo di pregiudizio. Non ci siamo ancora svincolarti dalle definizioni che ci sono state affidate in base al nostro essere uomo o donna.
Il genere ci spaventa ancora, abbiamo ancora timore di non essere abbastanza bravi a fare certe cose perché si è stato detto così. I pregiudizi sono ancora profondamente radicati nella nostra sfera quotidiana ed eliminarli ci permetterà di sviluppare le doti che ci sono state affidate dalla natura, ma che svincolano dal sesso a cui apparteniamo e che, senza rendercene conto, oggi stiamo limitando. E ci farà sentire liberi.
Così quel “diventa ingegnere”  vuole essere invito per tutte le donne, e per tutti gli uomini, a non lasciarsi  bloccare da chi ci dice che non possiamo farlo, perché siamo ‘troppo donne’, ‘troppo uomini’, ‘troppo deboli’, ‘troppo ambiziosi’.  
Quello che siamo non è mai errore. Noi siamo sempre giusti, come siamo.
“Se gli uomini non devono essere aggressivi per essere accettati, le donne non si sentiranno in dovere di essere sottomesse. Se gli uomini non devono avere il controllo per sentirsi tali, le donne non dovra
nno essere controllate. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere sensibili. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere forti: è tempo di pensare al genere come uno spettro, e non come a due insiemi di valori opposti.”

Ecco quindi che il femminismo di “He for she” diventa lotta all’uguaglianza e allo sviluppo individuale.  Il femminismo diventa in questo caso difesa all’uguaglianza dei sessi.
Bisogna partire da ciò che siamo, e andare avanti da qui.

He or she: femminismo vuol dire uguaglianza dei sessi.