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Eroica Fenice

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Figurativo con problemi: la realtà in 14 trittici

Un coro di generale commozione ha accompagnato l’apertura ufficiale della mostra “Figurativo con problemi”, inaugurata il 25 maggio nella Casina Pompeiana.

L’evento, curato da Renato Capozzi e Federica Visconti, non è stato infatti soltanto il nodo conclusivo di un progetto portato avanti negli anni, ma anche l’occasione di ricordare Francesco Cappiello Magliano, autore, insieme agli amici e colleghi Mario Ferrara ed Emilio Schiavoni, delle opere in esposizione.

Il progetto “Figurativo con problemi” nasce dall’idea di questi tre architetti, i quali discendendo da una scuola basata sulla commistione di più arti, si sono armati dell’occhio dell’architetto e del cuore dell’artista per raccontare semplicemente “ciò che si vede”.

Francesco Cappiello e Mario Ferrara attraverso la fotografia, Emilio Schiavoni attraverso la pittura: due scatti fotografici e una rappresentazione pittorica, che insieme compongono i 14 “trittici” e che raccontano le tre dimensioni di una stessa realtà.

“Francesco Cappiello – ha raccontato Mario Losasso, direttore del DiARC_Dipartimento di Architettura – ha contribuito insieme agli amici e soci, a dare vita all’idea di questi trittici, creando una bella iniziativa che ovviamente cela la partecipazione di tantissime persone e fa onore a chi cerca di mantenere alto il livello culturale dei nostri territori”.

“Figurativo con problemi” racconta la realtà in 14 trittici

L’assemblaggio delle tre riproduzioni per dare vita al trittico ha sollevato un interessante metodo di approccio per interpretare la realtà: essa può essere vista da diverse angolazioni, ma soprattutto può essere scomposta, sezionata e infine ricomposta per analogie a volte formali, a volte emotive.

Lo spazio, nella sua deframmentazione e ricomposizione, si rivela nei suoi problemi che, come Pasquale Belfiore ha scritto:”apparterranno anche alla sfera individuale ma sono soprattutto problemi della città e dell’architettura, qui impietosamente rappresentate senza alcuna nobiltà di forme, cromie seducenti, indizi autoriali, significati alti, senza pietà, appunto.”

I tre frammenti del trittico, però, pur appartenendo ad una sfera comune quale l’architettura, rivelano le segrete connivenze, gli equilibri compositivi, la ricerca formale dei singoli individui.

In poche parole rivelano la sensibilità degli artisti.