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Eroica Fenice

Flegma in accaunoenneuno, mostra non-contemporanea

Flegma usa la materia per comporre le sue immagini, spazia dalla vinilica, attraversando la sottrazione materica su tavola, arrivando perfino alla manipolazione di fotografie analogiche.

A volte nella vita di ogni individuo capita di vedere intrecciare i propri interessi con la vita di persone speciali con le quali è possibile avere un confronto ed in molti casi un aiuto grazie alla loro esperienza.

Conoscere Flegma di persona fa capire che c’è qualcosa che ci viene celato, che non possiamo conoscere, un’aura che lo avvolge e che non ci svelerà mai. Ho provato a carpire qualcuno dei segreti dell’artista, anche per riuscire a comprendere meglio le opere che saranno visibili dal 19 maggio, con l’inaugurazione alle ore 19.00, fino al 23 maggio al Perditempo a Napoli presso San Pietro a Majella.

Il primo interesse è legato alla storia dell’uomo conosciuto come Flegma, per trovare in sintesi ciò che lo lega all’artista, senza volerlo spogliare dei suoi segreti.
Il mio percorso non è molto chiaro, nemmeno a me stesso, bisogna guardarlo come strada fatta di grandi silenzi e piccole sporadiche esplosioni. Infanzia e adolescenza a parte, tutto quello che riesco a intravedere guardandomi alle spalle è stress da “catena di montaggio”, insonnia, svariate patologie psicosomatiche e brevi sprazzi/spruzzi di creatività che, tradotto, sta per tempo e spazio dedicati a me. Non sono in grado di ricostruire/raccontare un percorso, sarebbe una forzatura senza senso… spesso lo si costruisce a tavolino come quando si cercano e si creano “contenuti” inesistenti. Semplicemente non c’è percorso ma un continuo mutare dettato da una costante insoddisfazione.

Come mai hai scelto di farti chiamare Flegma e cosa ti lega a questo pseudonimo?
La prima risposta che mi viene in mente è “Perchè no?”, suona bene!
In medicina è il fluido denso prodotto dalle mucose all’interno delle vie respiratorie. In realtà è molto di più, è uno dei costituenti fondamentali degli organismi secondo la concezione ippocratica della Teoria umorale: l’umore freddo proveniente dal cervello; la sua preponderanza sugli altri tre umori (sangue, bile gialla e bile nera) avrebbe causato il temperamento flemmatico. Nel mio caso lentezza e pigrizia più che beatitudine e serenità.
Se si guarda bene il mio lavoro, è possibile accorgersi che nulla è stabile, tutto è viscoso, tutto sembra colare verso il basso o verso l’alto in un movimento lento ma inesorabile.
In sintesi Flegma è un’entità sbandata e minacciosa allo stesso tempo, infettiva, moribonda ma pronta a colpirti, magari nel sonno.

Osservando il repertorio di Flegma, possiamo notare da subito come non c’è una predilezione verso una tecnica a discapito di un’altra, è possibile ritrovare un filo conduttore tra le tecniche che prediligi?
Non avendo formazione accademica ed essendo completamente autodidatta, procedo per idee e tentativi. È un atteggiamento più libero o, se preferisci, meno limitante. Di solito uso quello che ho sottomano e ci “gioco”, il resto viene da sè. I materiali sono relativamente importanti, ognuno ha delle potenzialità, anche se il legno esercita su di me un certo fascino: è caldo, lo puoi grattare, incidere, scavare, colorare, inchiodare, assemblare e, se hai tra le mani della colla liquida e dello stucco, ci puoi “disegnare” senza avere il pieno controllo della situazione, una condizione per me estremamente eccitante. Non credo che padronanza tecnica e attrezzi professionali siano fondamentali, a volte rischiano di ingabbiarti. Valgono molto di più idee ed entusiasmo in un gioco triste/allegro, spesso improvvisato, che permette una comunicazione profonda con se stessi.

Seguendo in maniera cronologica il lavoro di Flegma, si possono notare delle modifiche, oserei delle maturazioni soprattutto tecniche, a cosa ritieni siano dovute?
Più che di maturazione parlerei di cambiamento dato dalla scelta di concedermi più tempo. Tutto è più lento e tendo a prendermi cura di quello che mi circonda. Bisogna pensarlo come la differenza tra la pausa pranzo da un lavoro frenetico e una domenica estiva in famiglia. È solo un periodo da non temere.

Perché nella maggior parte delle tue opere ritrai soggetti provenienti da flora e dalla fauna?
Il genere umano nella sua “normalità” non mi interessa molto. Animali e piante, osservati da vicino, sono alieni, sorprendenti e pulsanti. In futuro potrei rivolgere il mio sguardo altrove ma per ora va bene così.
L’approccio è abbastanza casuale. Visioni e stati d’animo uniti ai miei leggeri atteggiamenti ossessivo/compulsivi danno vita ad un gesto quasi terapeutico la cui utilità termina nel momento in cui penso di aver finito. Vale solo il gesto ed è solo per me, se poi il mio lavoro tocca le “corde” di qualcuno, buon per lui!

Qual è il paragone tra la produzione di Flegma e quella del panorama artistico contemporaneo? Contemporaneo? Non sono molto informato e non mi piace fare paragoni. È tutto superfluo, soprattutto se si pensa che gli alieni stanno sterminando, una ad una, le api di questo ormai grigio pianeta…la fine è vicina!!!

Flegma in accaunoenneuno, mostra non-contemporanea