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Eroica Fenice

Apertura della metro a Garibaldi: pecche e vantaggi della nuova Linea 1

Fino a qualche mese fa chi si fosse trovato a passare nei pressi della stazione di Napoli a Piazza Garibaldi si sarebbe imbattuto in un grosso cantiere e in un’area in fase di riorganizzazione, tra carreggiata, stazionamento dei pullman e passaggio pedonale; per i sette anni in cui ho fatto da pendolare mi sono domandata come sarebbe apparsa la piazza, che non avevo mai visto senza imbragature, alla fine dei lavori, zona franca di smercio di articoli elettronici di tutti i tipi e, spesso, di mercatini delle pulci a cielo aperto; mi chiedevo come sarebbe stato potersi spostare da un punto all’altro della città in pochi minuti e senza tanti cambi.

Il 31 Dicembre 2013 alle ore 15:00 Metronapoli festeggia il suo Capodanno rendendo attiva la nuova linea 1, che, annettendo al suo percorso le fermate di Toledo e Università, arriva fino a Garibaldi. I vantaggi del nuovo servizio sono innegabili: la possibilità di arrivare alle fermate Toledo e Università senza cambiare a Dante, collegare una più vasta area cittadina e, di conseguenza, rendere un servizio efficiente a un numero più cospicuo di utenti; senza contare poi il pregio estetico della struttura. La particolarità, di grande impatto, è il fatto che una metropolitana comprenda anche una “sezione esterna”, a cielo aperto, oltre all’ambiente sotterraneo. Un tratto sicuramente innovativo, forse unico, è l’essersi accaparrata una “parte area” abbracciando un pezzo di cielo con la pensilina di teli bianchi. Un’altra caratteristica fuori dagli schemi della stazione Garibaldi è il “piano intermedio”: scendendo in una qualsiasi stazione metro, come a Medaglie d’oro o a Vanvitelli, attraverso una scala stretta e buia che si apre nel marciapiede dal nulla, vi siete mai sentiti come Alice che cade nella tana del coniglio (quella sensazione cioè di cadere in un buco nel pavimento)?

Ebbene in questa stazione la prima rampa di scale non conduce direttamente al sotterraneo, ma dà accesso a un primo livello, sottostante l’impiantito stradale, riprendendo anche la tipica pavimentazione di basoli; senza contare il fatto che in questa veste l’insieme si amalgama con più coerenza all’ambiente circostante: con uno spazio che si presenta come una sorta di anticamera l’architetto ha creato un ambiente intermedio che non è né superficie né sotterraneo. Una volta dentro, l’atmosfera diventa surreale: c’è un fortissimo gioco di luci, tra quelle artificiali, quella naturale che arriva dal lucernario soprastante (anche nella parte interrata il cielo, grazie all’ampia finestra, non abbandona la struttura), e quelle riflesse dall’acciaio delle scale mobili. L’ambiente, soprattutto di sera, è particolarmente suggestivo, sembra di star sospesi nel nulla, o, con tutte quelle scale, di essere finiti nel quadro di Escher.

Per quanto riguarda le pecche del servizio, queste, come spesso accade, dipendono dal lassismo di chi gestisce in maniera approssimativa. È normale che con una tratta più estesa il numero degli utenti aumenti e basterebbe non dico aumentare le corse ma soltanto le carrozze per evitare lo sgradevole “effetto R2”: la sensazione di viaggiare l’uno sull’altro come le galline che vanno al mattatoio da quando ha aperto la stazione Garibaldi è aumentata. Inoltre, per imprecisioni nel piano organizzativo, capita sempre più spesso che salti la coincidenza con la metro che compie la tratta Aversa-Piscinola per pochissimi secondi, cosa che, unita ai disagi e al taglio delle corse di Metrocampania Nord-Est, rendono lunghissimi i tempi di attesa e i collegamenti per l’area aversana quasi impraticabili o quanto meno sconvenienti.  

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