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Eroica Fenice

Gay Pride a Napoli: Amore, Diritti e Scuola

L’11 luglio la manifestazione per il Gay Pride, Mediterranean Pride di Napoli, dedicato alle scuole e ai diritti degli esponenti della comunità LGBT, sfila per le vie del centro storico della città. In opposizione alla blanda demonizzazione della teoria gender, il Pride, gestito in concerto da associazioni come Arcigay e Arcilesbica e con il supporto degli organizzatori delle serate gay friendly di Napoli, è dedicato alla scuola, con lo scopo di favorire la propaganda delle semplici verità dell’uguaglianza e dell’amore. Numeri, nomi, esponenti politici, chilometri percorsi possono riempire le righe di un articolo, ma nella realtà dei fatti il Pride è del popolo, della gente che sfila per strada, gli uni addossati agli altri, nella naturalezza del sudore, della stanchezza, del desiderio di arrivare fino alla fine, dei vestiti sporchi e dei saluti agli amici. Migliaia di persone si sono date appuntamento in un caldo pomeriggio estivo nel centro del capoluogo partenopeo, sfidando le intemperie e le difficoltà, come l’inaspettato sciopero dei trasporti stabilito per la giornata di ieri: si fa di tutto pur di seguire il carro vittorioso del Gay Pride.

Drag Quenn, arcobaleni e famiglie al Gay Pride

Sono le 18,00 quando il corteo, guidato da un carro che ci bombarda di musica vivace, coriandoli, ballerini e ballerine provocanti, Drag Quenn, parte da Piazza Dante, con la folla al seguito. Ed è lì che si comincia a intravedere la potenza dell’evento: famiglie arcobaleno composte da due donne o due uomini con i loro bambini fra le braccia, famiglie eterosessuali che insegnano ai bambini il semplicissimo concetto di civiltà, turisti sorpresi dalla manifestazione nella quale si sono ritrovati catapultati, coppie più o meno dichiarate che approfittano di quella giornata per scambiarsi quel bacio in più, amici che si abbracciano ritrovandosi nel marasma generale. 

Una coppia di giovani ha sfilato vestita da esponenti religiosi, con gli abiti tradizionali, ed un cartellone che recitava “L’Amore unisce ciò che religione e guerra dividono” e la loro provocazione ha sortito l’effetto desiderato, attirando sguardi, fotografie, sorrisi spavaldi. I fedeli che erano in preghiera nella chiesa di San Nicola alla Carità, su via Toledo, escono a fotografare la sfilata, e lo stesso entusiasmo coinvolge gli abitanti della grande strada commerciale di Napoli, che si espongono insieme, chi per scattare una fotografia e chi per sbandierare un vessillo arcobaleno, esprimendo solidarietà. Ci raggiungono alcune persone che distribuiscono questi cartelloni bianchi, con due lati stampati: il primo ha un cuore con al centro l’ormai noto simbolo dell’uguale, l’altro con una scritta rossa perentoria “Lo stesso amore, gli stessi diritti, #lostessosì”. Napoli viene invasa di questi cuori rossi, tenuti in alto dalle mani speranzose e combattive di una gioventù che intende salvare i resti di una verità seppellita dalle paure della politica bigotta.

L’onda Pride travolge gli omofobi  

Il Gay Pride omaggia Piazza del Plebiscito, dove la folla comincia a poter respirare. La musica è fortissima, rimbomba nei secoli della storia di Napoli. Qualcuno ha osato fare timide mosse contrarie, distribuendo dei fogli di colore giallo di carattere omofobo, manifesti di una tale pochezza che non siamo arrivati a vederli. La voce contraria alla pace è la guerra, una guerra destinata a finire. Il corteo urla “Patetici”, ma la folla continua a festeggiare.

Il corteo si avvicina al lungomare e con gli occhi ama il Vesuvio, e lo ama anche con fotografie, video, baci sul romantico sfondo del vulcano napoletano. Il mare, la libertà del mare, sono lì e ci avviciniamo a passi di danza, abbeverandoci come possibile. Intanto, nella folla, i venditori di bibite si fanno strada per ogni metro della manifestazione, e di tanto in tanto lanciano per aria spruzzi d’acqua fredda, fra le risate generali. Il Gay Pride sfila davanti ai lussuosi alberghi del lungomare, continuando ad attirare l’attenzione. La folla ha più spazio, cominciamo a distinguere persone e striscioni, e la mia attenzione viene catturata da uno di questi, un grosso striscione bianco: due squadre di calcio color arcobaleno e al centro lo slogan “Diamo un calcio all’omofobia”. La squadra dei Pochos è composta da un gruppo di giovani che si sono inseriti nei campionati locali sfidando i pregiudizi sul binomio calcio-omosessualità. Simbolo dell’ordinarietà della vita di ogni giovane omosessuale, questo striscione ha colpito l’attenzione puntando al vivo del problema nell’immagine di aggregazione più antica, lo sport.

Luigi de Magistris e non solo. Una città intera è col Pride!

C’è una cosa più importante delle leggi, ed è l’Amore, ci urla il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, una volta arrivati alla fine del corteo poco prima di Piazza Vittoria. Sul carro dei vincitori accorrono personaggi influenti della politica, portavoce del neo-Governatore De Luca, esponenti dello spettacolo e della musica come Maria Nazionale e Immanuel Casto, che col giusto equilibrio fra simpatia e serietà intonano insieme alla folla brani famosi, seguiti da discorsi che infiammano gli animi.

Ostentazione: descrivono il Pride con questo termine dittatoriale, come se qualcuno fra noi non avesse il diritto di esprimersi nel modo e nella misura in cui considera più congeniale alla sua persona. Il ragazzo che indossa i tacchi, la parrucca e le calze a rete non sta ostentando, sta affermando con forza quel diritto ad essere ciò che desidera giorno per giorno, attraverso una provocazione a metà fra uomo e donna, che non deve più rappresentare un ossimoro, ma un continuum costellato di differenti posizioni soggettive, posizioni che ognuno sceglie per se stesso. Carlo Gabardini, attore noto soprattutto per la sitcom Camera Café dove recitava il ruolo dell’impacciata Olmo, reduce dal suo coming out, confuta il tema dell’ostentazione con queste parole:

Se ci sono dieci bambini, e a nove gli si dà da bere qualsiasi cosa, bibite gassate, analcolici, acqua, e ad uno invece lo si lascia soffrire la sete, come possiamo lamentarci che questo bambino continui a ripeterci che ha sete, che ce lo faccia capire in ogni modo possibile che ha un bisogno vitale di bere?

La comunità LGBT italiana ha sete di diritti, chiede acqua per tutti, la stessa acqua per tutti. Chiede di poter attingere semplicemente alla medesima fonte naturale, che è il diritto, la legge, l’uguaglianza. Vuole potersi sposare, avere dei figli, vedersi riconoscere non qualcosa in più rispetto agli altri, ma potersi inserire nel solco delle leggi per vivere allo stesso modo di tutti gli altri.

Lo stesso amore, gli stessi diritti, lo stesso sì.

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