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Gay Pride a Napoli: orgogliosi per sempre

La prima volta che sentii la parola gay frequentavo la scuola media e Matthew Shepard, un ragazzo del Wyoming era morto da qualche anno, dopo che, legato ad una staccionata, era stato bastonato e torturato per il solo fatto di essere dichiaratamente omosessuale. In quel momento sentii che l’inciviltà aveva trionfato e decisi, così, di fare qualcosa. Cominciai ad informarmi, lessi le deposizioni del processo penale, trascrissi, finché ebbi un diario scolastico, una poesia che l’Arcigay di Roma, insieme al Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli aveva dedicato a Matthew. Sono passati tanti anni da quel giorno eppure, quando ci ripenso, il cuore, come allora, mi trema per la rabbia e l’impotenza.

Oggi che tutto il mondo celebra una giornata di orgoglio universale, oggi che il tanto atteso, osteggiato, strumentalizzato Gay Pride percorre le strade sotto casa, non si può far finta di non vedere. Al centro delle polemiche più accese, il Gay Pride, è una vera diva hollywoodiana: nel bene o nel male, fa sempre parlare di sé. Da una parte chi lo considera una sorta di Carnevale post litteram, con i suoi modi e le sue tinte carnevalesche, i suoi canti e i suoi balli, le sue risate e le sue maschere; dall’altra chi considera tinte, canti, balli e risate come la maschera stessa, come lo spauracchio contro l’omofobia, che vorrebbe gli omosessuali silenziosi e nascosti, come la risposta ironica alle istituzioni che parlano di famiglia senza accorgersi che, in realtà, quello cui fanno riferimento è un semplice contratto, contro quelli che, nonostante il mondo cerchi di progredire, tentano di incarcerarlo nel passato.

Nell’anno del Giubileo i partecipanti al primo World Pride Italiano marciarono su Roma invadendola con un tripudio di carri e musica, con lo scopo di farsi vedere nei luoghi sacri della Chiesa Cattolica per non essere più ignorati. A quattordici anni di distanza l’unità è andata scemando, per questo invece di un unico pride nazionale, si è deciso di organizzarne una serie di locali: è l’inarrestabile Onda Pride 2014 che tocca dieci città italiane.

Anche a Napoli, in questi due giorni di festa, tra piume di struzzo e paillettes luccicanti, tra tacchi a spillo e ciglia finte, tra baci appassionati e teneri giochi, Matthew ha camminato con me e col mio taccuino, affinché non si muoia più per il fatto di essere se stessi e perché  solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero”.

Foto di Luigi Iacopo De Blasi

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