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Eroica Fenice

Il genocidio armeno non è un’opinione

Poche settimane fa, quando ancora stavo a Istanbul, il parlamento tedesco si apprestava a votare una mozione atta a definire “genocidio armeno” le vicende che, tra il 1915 e il 1916, portarono alla deportazione e all’uccisione di circa un milione e mezzo di armeni e altre minoranze cristiane da parte dell’Impero Ottomano.

Una mia studentessa mi scrive su Facebook: “Te la posso fare una domanda?” – “Si, dimmi.” – “Credi che i turchi abbiano fatto il massacro degli armeni?”. Sul momento rimango spiazzato.

Non sapevo nemmeno che in Germania si stesse portando avanti la discussione, ma conoscendo i pericoli che si corrono in Turchia anche al solo nominare, ad esempio, l’esistenza del Kurdistan, preferisco mantenermi neutrale.

Scoprirò successivamente che l’ammissione del genocidio armeno è punibile con tre anni di reclusione. Mi limito a dire che non sono abbastanza informato sull’argomento e a chiedere il perché della domanda. “Perché ho saputo che anche i tedeschi faranno una legge per dire che l’abbiamo fatto. Volevo sapere che ne pensi.”

La discussione finisce qui, per evitare incomprensioni dovute anche alle difficoltà linguistiche, ma avrei tanto voluto dirle di stare tranquilla e spiegarle che non ritengo automaticamente tutti i cittadini di un paese responsabili per i crimini commessi dai propri governi, tanto più se questi sono stati commessi in un passato lontano. Non ritengo i miei coetanei tedeschi responsabili per il massacro di rom, omosessuali ed ebrei perpetrato dai nazisti, non ritengo i ragazzi spagnoli responsabili per i crimini commessi dal regno di Spagna in epoca coloniale e così via.

Senso di responsabilità collettivo: il genocidio armeno

Ciò che però nella risposta della studentessa mi ha colpito e fatto riflettere più di ogni altra cosa, è stato l’utilizzo dell’espressione “abbiamo”. Come se lei, insieme a delle altre persone, avesse commesso direttamente il fatto. Quando è avvenuto il genocidio degli armeni, sicuramente non erano ancora nati i suoi genitori e probabilmente nemmeno i suoi nonni. Ma allora perché “abbiamo”?

Perché tanta rabbia da parte della comunità turca tedesca in seguito alla decisione del parlamento di stabilire che si è effettivamente trattato di un genocidio? Il presidente turco Erdoğan, oltre a rinfacciare alla Germania i massacri compiuti in passato in Europa e in Namibia e a minacciare la rottura dei rapporti diplomatici con Berlino, è arrivato a dire che i parlamentari tedeschi di origine turca che hanno votato a favore di questa mozione sono dei terroristi, che hanno sangue impuro e che l’impurezza del loro sangue può essere testata in laboratorio.

Pochi giorni fa, alcuni parlamentari sono stati posti sotto scorta in seguito alle minacce di morte ricevute da alcuni ultra-nazionalisti turchi. Questo fervore nazionalista è abbastanza diffuso in Turchia, dove l’educazione scolastica punta molto sullo sviluppo di un forte sentimento nazionale, sulla trasmissione di un senso di appartenenza a un gruppo omogeneo e con comuni radici storiche, sulla venerazione in maniera quasi religiosa della figura di Kemal Ataturk, considerato il padre della moderna Turchia e il fondatore della patria.

La creazione del sentimento nazionale e il genocidio armeno

Il tentativo della creazione di un forte sentimento nazionale attraverso l’educazione è un processo comune a tutti gli stati moderni e in Turchia – una nazione relativamente giovane attraversata oltretutto da costanti tensioni con la minoranza curda – ha avuto particolare successo.

Non per questo, però, credo che i turchi debbano essere considerati responsabili per quanto accaduto quasi cento anni fa e non credo nemmeno che una parola possa cambiare la realtà dei fatti. La deportazione e l’uccisione degli armeni e delle altre minoranze non è un’opinione, è un fatto assodato, e che questo venga chiamato genocidio, massacro, eliminazione, strage, scempio, macello o con qualsiasi altro nome, non cambia la realtà. Riconoscerlo non rappresenta un atto d’accusa – la storia della nascita degli stati moderni, in qualsiasi angolo del pianeta, è purtroppo densa di massacri, pulizie etniche, deportazioni e altri crimini – ma un atto volto a una migliore comprensione della storia affinché certi episodi non si verifichino nuovamente in futuro.

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