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Eroica Fenice

Giovanni Scattone

Giovanni Scattone nella Buona Scuola

Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte, l’Italia chiamò. E chi della morte non è vittima, ma artefice risponde. E firma. E lavora. E ancora una volta, chi non ha un curriculum vitae criminale su cui poter contare, ma solo scolastico ed universitario, senza master in criminologia avanzata, sta a guardare chi – a spallate perfettamente legalizzate – si fa avanti nel mondo.
Ma procediamo per ordine. La notizia è sulla bocca di tutti: Giovanni Scattone, classe 1968, raggiunge quella cattedra tanto desiderata da tantissimi insegnanti che vedono il proprio futuro sempre più incerto, stando anche al decreto Buona Scuola, che sta creando più confusione che altro in chi, già prima che tale decreto venisse emanato, non ci vedeva chiaro nella propria vita professionale. Niente ci sarebbe di strano. É una questione di graduatorie: voto, titoli, esperienze. Più punteggio si ha, più si è in alto. Ma chissà quale sia il punteggio assegnato a chi commette un omicidio. Già, è proprio di quel Giovanni Scattone che stiamo parlando, l’assistente universitario di Filosofia del Diritto che nel 1997 uccise Marta Russo nei giardini de La Sapienza, studentessa ventiduenne colpevole solo di star passeggiando nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Omicidio colposo. Movente? Nessuno. Giovanni Scattone, Marta Russo nemmeno la conosceva.
Ma non è l’omicidio l’oggetto di questo articolo. Anche perchè – è doveroso dirlo – Giovanni Scattone ha pagato per quello che ha fatto. Cinque anni di reclusione, scontati interamente (cosa assai rara nel Bel paese). Se la pena fosse adeguata, nemmeno questo è compito nostro appurare. Quello che è certo è che se un essere umano paga per il crimine commesso, ha tutto il diritto di ritornare in pista, alla sua vita (anche se chi non c’è più non viene risarcito!).

Eppure qualcosa fa storcere il naso. Va bene essere reintegrati nella società, ma quanto è giusto che queste persone ricoprano incarichi che tra i requisiti dovrebbero annoverare integrità morale, responsabilità civile, onestà intellettuale? Perchè insegnare dovrebbe essere qualcosa in più di lauree e abilitazioni. C’è ancora chi crede che il destino di un paese dipenda dall’istruzione dei suoi abitanti. E guai a cadere nel populismo spicciolo e nel falso moralismo, ma giudicare un candidato come Giovanni Scattone come se il suo passato oscuro non fosse esistito, valutare solo lauree e master non è un boccone che si digerisce facilmente.

Roberta Magliocca

 

 -Giovanni Scattone nella Buona Scuola –