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Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, due santi al soglio pontificio

È stata una domenica da ricordare quella del 27 aprile, giorno in cui due dei pontefici più amati ed acclamati della storia sono stati proclamati Santi dall’altrettanto amato ed acclamato Papa Francesco. La canonizzazione di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II è la naturale conclusione di due storie di vita che, per la loro straordinarietà, sono state in grado di agire sulla storia e di essere loro stesse storia. Questa straordinarietà si manifesta, innanzitutto, nel processo stesso di canonizzazione che, a partire dall’Anno Santo 1975 e grazie alla volontà di Paolo VI, ritiene sufficiente l’attribuzione di un solo miracolo per procedere alla proclamazione di santità.

Entrambi i pontefici rappresentano la spinta propulsiva verso un ammodernamento della Chiesa Cattolica, non tanto dal punto di vista dei contenuti dottrinali e dogmatici, quanto da quello dell’uso dei nuovi canali di comunicazione e dei nuovi linguaggi.

Se la volontà di Giovanni XXIII permise, infatti, di organizzare in pochi mesi il Concilio Vaticano II a poco meno di novant’anni dal precedente e di mostrare un primo spiraglio di apertura nei confronti della chiesa ebraica e di quella anglicana, il pontificato del «Papa globetrotter» fece sì che questi primi passi si trasformassero nel vero inizio della nuova era della Chiesa Cattolica. Con i suoi clamorosi «mea culpa» ha portato a conclusione quanto il suo predecessore aveva cominciato: dalla preghiera presso il Muro del Pianto, alla ritrattazione dei roghi della Santa inquisizione, all’ammissione dell’«errore soggettivo» nel caso Galileo. Quando nell’Aprile del 2005, Fidel Castro ne riconobbe il valore proclamando l’apertura delle chiese cristiane a Cuba e il lutto nazionale per la sua morte, fu chiaro a tutti che il Papa venuto dal freddo, «l’atleta di Dio», avrebbe fatto parlare ancora di sé.

Non stupisce, allora, che dopo soli nove anni dalla morte, Giovanni Paolo II sia stato proclamato Santo ed accolto da un’assemblea di oltre un milione di fedeli i quali, già all’epoca della morte, inneggiavano alla santità immediata, riconoscendogli un diritto evidentemente conquistato con la vita, con quegli abbracci ai bambini o alle donne in Messico, con la lotta strenua al KGB e con il sacrificio di una malattia che mostrò apertamente l’uomo che era capo della Chiesa, il suo dispiacere nel non poter più parlare ai suoi fedeli quando all’Angelus batté con forza il proprio pugno sul leggìo.

Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II hanno gettato non solo le fondamenta per la Chiesa che oggi eredita Francesco, ma anche quelle per una più duratura pace nel mondo a livello sociale e ancor più politico. Il 25 ottobre del 1962 Papa Roncalli trasmise un messaggio indirizzato ai Capi di Stato coinvolti nel blocco navale su Cuba, ricordando «i gravi doveri di coloro che portano la responsabilità del potere», supplicando «i Capi di Stato di non restare insensibili a questo grido dell’umanità. Facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace: così eviteranno al mondo gli orrori di una guerra, di cui nessuno può prevedere le spaventevoli conseguenze. Continuino a trattare […]», nella convinzione che «promuovere, favorire, accettare trattative, ad ogni livello e in ogni tempo, è norma di saggezza e prudenza […]». A questa richiesta del Papa, rispose Nikita Chruščёv, proponendo il rientro in Patria delle navi sovietiche e lo smantellamento delle postazioni cubane in cambio del ritiro delle testate atomiche americane dalla Turchia e dall’Italia. Così il pericolo di una nuova guerra fu scongiurato. In maniera analoga la figura di Papa Wojtyla contribuì, negli anni Novanta, alla risoluzione del braccio di ferro dei paesi dell’est Europa con la Russia.

Due pontefici, insomma, che hanno saputo esercitare in maniera equilibrata anche il potere temporale che derivava loro dalla carica spirituale ricoperta e che hanno ceduto il testimone ad un altro capo della Chiesa che, è già evidente, avrà un destino di immortalità pari al loro.

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– Eroica Fenice – Roncalli e Wojtyla, due santi al soglio pontificio