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Eroica Fenice

Grande Fratello

Grande Fratello, non più casa ma bordello

Non volevo guardare il Grande Fratello. Ricordo di aver sperato che non lo riproponessero e che i soldi investiti per ristrutturare la Grande Casa fossero utilizzati diversamente. Non vi nascondo che sono stata anch’io vittima di quel programma tanto acclamato da essere persino definito “evento mediatico”, poi, fortunatamente, ho ritrovato il senno. Ci hanno condizionato per settimane: “sta per tornare il Grande Fratello!”, “l’evento mediatico più atteso!”, “nuova casa, nuovi concorrenti!”. La sigla del GF è stata riproposta ogni giorno a tutte le ore del dì e della notte quasi come se si trattasse del tormentone dell’estate, ha persino superato la ricorrenza della pubblicità di Candy Crush Saga.

 “Scarica l’app del Grande Fratello e conduci il tuo reality show!”

Chi è davvero il Grande Fratello?

L’aspetto diseducativo del programma è lampante fin dal titolo utilizzato del resto impropriamente.
George Orwell nel suo celebre romanzo “1984” profetizza una società governata da un Big Brother onnipotente ed immorale. Rimandando gli interessati alla diretta lettura del libro, si potrebbe dire in sintesi che nel suo romanzo Orwell descrive uno Stato mondiale organizzato in un dominante Partito interno, cui appartiene appena il 2% della popolazione; esiste inoltre un Partito esterno (di cui fa parte Winston Smith, protagonista del romanzo) e infine i prolet cioè la stragrande maggioranza della popolazione che vive in condizioni chiaramente misere. Ciascun individuo, attraverso un’intensa attività di manipolazione mentale, si trova in uno stato di asservimento materiale, psicologico e morale.
Un altro precursore dell’idea di un Grande Fratello fu il giurista e filosofo inglese Jeremy Bentham meglio conosciuto come il fondatore dell’utilitarismo che nel 1786 scrisse un singolare opuscolo dal titolo Panopticon ( dal greco pan “tutto” e òpticon “ visivo”)  ovvero “vediamo tutto”. Bentham immaginò dunque una casa d’Ispezione, una prigione organizzata che permettesse ad un solo sorvegliante per turno di vigilare sui prigionieri senza essere visto. Michel Foucault utilizzerà il panopticon come modello e simbolo del potere nella società contemporanea nel suo saggio Sorvegliare e punire.

Il Grande Fratello è oggi un programma televisivo ideato e lanciato dalla società olandese “Endemol” diffusosi rapidamente in molti Paesi europei, Italia compresa. Un grande “gioco” ad eliminazione in cui ragazzi e ragazze, preselezionati in base a criteri discutibili, vivono insieme e sono ripresi giorno e notte da telecamere installate ovunque.
Era inevitabile che la forzata convivenza creasse le più svariate situazioni di incontro e scontro, simpatie, pettegolezzi e intrighi amorosi. Nei primi anni il Grande Fratello ha avuto eccelsi ascolti: gli italiani non hanno probabilmente resistito alla curiosità di guardare dal buco della serratura. Ma oggi siamo ormai alla tredicesima edizione e questo “Truman Show” risulta uno spettacolo già visto e assolutamente demoralizzante.
Il livello culturale bassissimo dei concorrenti prescelti lascia prevedere che nulla di educativo può assicurarci questa nuova edizione che con tutta probabilità cade nel banale ancor più delle precedenti.
Presumibilmente i criteri di selezione si basano sul concetto deprimente, seppur spesso veritiero, in base al quale agli spettatori non interesserebbe assistere a dialoghi di ampio spessore artistico e culturale. Il desiderio voyeuristico e generalmente kitsch del telespettatore che si entusiasma nell’osservare persone poste in situazioni particolari nel tentativo innaturale di fingere reciproca cordialità ha purtroppo sempre la meglio nell’odierna società.

Qualunquismo e diseducazione spopolano dunque a tutte le ore sugli schermi delle televisioni degli italiani e anche chi non vuole vederlo sarà costretto almeno una volta a domandarsi chi siano e cosa diamine stiano facendo quelle persone in cerca di chi sa quale podio. Una Grande Casa che somiglia non così vagamente ad un Grande Bordello: donne seminude, linguaggio dialettale e spesso scurrile, comportamenti poco decorosi e chi più ne ha più ne metta.
La tv-spazzatura è ormai all’ordine del giorno in Italia ma con il Grande Fratello raggiunge probabilmente livelli di indecenza che non possono più essere giustificati. Il vero problema è che si preferisce investire in programmi decadenti che lasciano poco spazio all’immaginazione piuttosto che provare a proporre nuovi argomenti e spunti di riflessione.

Umberto Eco ha inoltre avvertito nel GF il pericolo di dimenticare che alle nostre spalle, mentre guardiamo la trasmissione, c’è il vero Grande Fratello, quello di cui si interessano i congressi sulla privacy, costituito da vari gruppi di potere che controllano quando entriamo in un sito internet o quando paghiamo con la carta di credito, sottraendoci ogni riservatezza. Il semiologo ha infatti affermato che “il titolo ‘Grande Fratello’ ci aiuta così a non sapere, o a scordare, che in quello stesso momento qualcuno sta ridendo”.

Appare pertanto doveroso l’invito a boicottare il programma, cambiare canale, andare al cinema il lunedì sera piuttosto che perder tempo a spettegolare indirettamente con la Marcuzzi. Nulla di interessante dunque se non il vago ed ennesimo tentativo di corrompere gli ascolti con qualche escamotage già proposto e relativa assenza di sostanza di fondo.
Genus humanum arte et ratione vivit, recita una pregnante affermazione di S. Tommaso d’Aquino ma il culto dell’apparire vince ancora contro la cultura dell’essere, almeno in questo caso.

Grande Fratello, non più casa ma bordello

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