Seguici e condividi:

Eroica Fenice

Grecia: aria di crisi per l’austerity?

Il 25 gennaio 2015 potrebbe essere una data storica per la Grecia e per l’Europa intera, se SYRIZA dovesse vincere le elezioni.

A costringere la Grecia alle elezioni anticipate sono state le votazioni del dicembre appena trascorso, che hanno visto concretizzarsi il mancato accordo in Parlamento per l’elezione del Presidente della Repubblica: il candidato del governo di Samaras, Stravos Dimas, non è riuscito a superare i 168 voti favorevoli.
Differentemente dalla Costituzione italiana, la Costituzione della Grecia, in occasione della nomina del Presidente, concede ai trecento parlamentari la possibilità di ripetere lo scrutinio tre volte, se neanche alla terza votazione è raggiunto il quorum di 180 voti unanimi, il Parlamento viene sciolto ed è necessario ricorrere alle elezioni anticipate.

Questa situazione di improvvisa instabilità sembra favorire proprio l’ascesa di SYRIZA, Coalizione della Sinistra Radicale, maggior partito d’opposizione della Grecia e primo partito greco alle elezioni europee del 2014, guidato da Tsipras. A caratterizzare SYRIZA è l’avversità all’austerity imposta dall’Unione Europea.

Il Premier uscente Samaras, dinanzi alla possibilità di vittoria dell’avversario politico Tsipras, dichiara che alle prossime elezioni è in gioco la permanenza della Grecia nell’Europa e nell’euro.

Contrariamente a quanto potrebbe apparire, SYRIZA non nasce come partito antieuropeista, ma diviene col tempo contrario alle rigide politiche economiche europee; nel programma di Tsipras figura difatti la volontà di consentire alla popolazione greca di rimettersi in piedi e alla Grecia di ripartire.
Tra i vari interventi: contratti a tempo indeterminato, abolizione del ticket per usufruire dei servizi sanitari, sostegno ai disoccupati e alle famiglie con basso reddito, energie rinnovabili, abolizione dei privilegi dei deputati, riduzione delle spese militari, depenalizzazione delle droghe per combattere il traffico, abolizione dei privilegi fiscali della Chiesa e degli armatori navali, introduzione di tasse speciali per i beni di lusso, referendum vincolanti per accordi e trattati rilevanti europei, uscita dalla NATO, nazionalizzazione delle banche.

Pur non approfondendo l’intero programma e soffermando l’attenzione su questi interventi, è evidente il motivo che fa “tremare” l’Europa dell’austerity e la Borsa alla possibile vittoria di SYRIZA in Grecia: ogni singolo punto del progetto di Tsipras cozza con le politiche economiche attualmente volute dall’Unione Europea, cui è soggetta la stessa Italia.
SYRIZA parla alla Grecia di stabilità contrattuale, abolizione dei privilegi, tutela delle classi meno agiate, trattati europei vincolati al parere popolare in un contesto in cui a vincere sono invece la flessibilità contrattuale, la tutela dei “privilegi dei privilegiati” e l’imposizione di ulteriori tasse su cittadini e famiglie monoreddito, disoccupati o disagiati.

Il 25 gennaio comunicherà all’Europa la scelta della Grecia, e se, come dicono i sondaggi, dovesse realmente vincere SYRIZA, i giorni a seguire ci diranno se il programma pro-popolazione è davvero così attuabile come afferma Tsipras, se dovesse esserlo, ad entrare in crisi è molto probabile che sarà proprio l’austerity.

-Grecia: aria di crisi per l’austerity-