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Eroica Fenice

Grexit sì, Grexit no: uscita della Grecia dall’Eurozona?

Ci sarà o no Grexit (l’uscita della Grecia dalla zona euro)? Cosa sta accadendo nell’eurozona? La recente elezione di Tsipras sembrava poter segnare un punto di svolta lungo il cammino dell’austerità imposto agli ellenici – e se, da un lato, i mercati storcevano il naso – preoccupati di non rivedere la montagna di denaro che il paese dovrebbe elargire a destra e a manca – dall’altro lato era nutrito il numero di coloro che vedeva nella nuova presidenza l’occasione giusta per ridare dignità ad un popolo allo stremo: una rinegoziazione del debito era auspicabile, plausibile – l’unica strada da percorrere se davvero (tenendo cinicamente da parte possibili motivazioni etiche ed umanitarie) si vuol continuare a nutrire una speranza di rivedere la succitata montagna di soldi – magari una montagnola un pochino più bassa, ma meglio che niente! Grexit no, dunque!

Una riconversione del debito dei greci non è affatto fantasticheria dei buoni d’animo: da occidente, gli americani non fanno altro che ripeterci a gran voce quanto sia inesigibile il debito che grava sulle spalle dei connazionali di Tsipras, e se lo dicono loro – prima potenza economica al mondo – io qualche domanda me la farei…

Lo stesso neoeletto premier mai ha osato accennare alla volontà di sottrarre la Grecia dall’onorare il proprio debito – ha semplicemente provato a chiedere condizioni più sostenibili: ma nulla da fare! La via da seguire, stando ai dettami di Frau Merkel, è quella del rigore inesorabile… anche a rischio che il terremoto greco scuota le fondamenta di paesi vicini: il braccio di ferro messo in atto da Tsipras potrebbe ripercuotersi persino sul nostro paese – qualora la Grecia abbandonasse la moneta unica, dimostrerebbe che un’eventuale uscita dalla zona euro è attuabile, e i mercati, nell’acquisizione dei titoli del nostro (enorme) debito, chiederebbero un rendimento maggiore a tutela di un eventuale “exit” dell’Italia (tra i principali candidati all’estromissione). E allora Grexit sì, pare.

Alla Grecia, poi, cosa accadrebbe? Quest’ultima, nel ritorno al vecchio conio, dovrebbe riconvertire il debito in dracme – dracme svalutate di oltre il 50% nel disperato tentativo di rilanciare l’economia: difficile prevedere che la patria che diede i natali a Platone possa effettivamente ripagare i creditori, né tanto meno rilanciare un qualsivoglia processo di crescita – con le banche isolate dal resto del mondo e i finanziatori che si tengono ben alla larga.

Quindi, perché questa insistenza? L’eurozona fu ideata per opporre a grandi potenze – gli Stati Uniti, la Russia – un’ulteriore superpotenza che facesse valere le proprie pretese. E come realizzare ciò senza collaborazione tra paesi? Infine, pare che i principali nemici della zona euro non avanzino né da Occidente, né da Oriente… bensì dal proprio interno – all’urlo di un “Grexit per forza!”. Qualche maligno sostiene che la Germania voglia, effettivamente, l’estromissione dei greci, liberandosi di una ‘inutile zavorra’ – anche a costo di rinunciare a quella maledetta montagna di soldi… anzi, addirittura rischiando che il crollo travolga altri paesi.

Quella del rigore a tutti a tutti i costi è una strada miope, inspiegabile – aggiungerei – e immemore: quanto richiesto da Tsipras non si discosta molto da quanto chiese, e ottenne, la Germania negli anni ’50, garantendosi, grazie all’accordo sul debito di Londra (1953) – al quale prese parte pure la Grecia – una drastica riduzione del proprio debito di guerra, che fu tagliato della metà (causa inesigibilità). E non solo: il restante 50% fu astutamente aggirato, indicando come l’onorare un tale debito avrebbe causato un terzo default del paese teutonico: il default della Grecia è forse meno grave? A parere mio, per giunta, i debiti di guerra (che vogliono dire risarcimenti a seguito di bombardamenti, occupazione del suolo, etc.) scaturiscono da motivazioni ben più gravi di quelli dovuti a malagestione: se non altro, gli uni hanno causato morte e carestia – gli altri, tuttalpiù, hanno impinguato – forse troppo – le pance di qualcuno (e non certo del greco medio).

Culture diverse, mentalità diverse ma non troppo, se nemmeno l’ex Ministro degli Esteri tedesco, Joschka Fischer, vede di buon occhio l’ostinazione della sua connazionale. La questione, a me, non pare neanche più economica, ma di principio – ed è lecito, per principio, gettare sul lastrico migliaia e migliaia di famiglie? Di certo, questa non è l’eurozona che ci aspettavamo – e nemmeno l’eurozona nella quale vorrei vivere: oggi Grexit, ma domani?

– Grexit si, Grexit no –

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