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Homepal, quando si dice "marketing trasparente" evi

Homepal, quando si dice “marketing trasparente”

Quando un’azienda sente la necessità di farsi conoscere e di farsi notare, nulla è migliore di un’idea che colpisca nel segno. Questa lezione sembra essere stata presa alla lettera da Homepal, un social network che permette di vendere e comprare abitazioni, attraverso la singolare inziativa dal nome “La casa è social“.

In cosa consiste l’iniziativa di Homepal?

Fino al 18 febbraio scorso è stato possibile iscriversi alla community di Homepal e alla fine sono state sorteggiate due coppie a caso per alloggiare, rispettivamente a Milano e a Roma, in una piccola casa nel centro della città. Ma la cosa singolare è che non si tratta di una casa qualsiasi: si tratta di una struttura costruita interamente in vetro, quasi priva di mura e di finestre, dove le coppie residenti fanno tutto quello che farebbero se stessero a casa loro. L’unica differenza è che finiscono sotto l’occhio di passanti e curiosi, i quali diventano il pubblico inconsapevole di questa iniziativa.

Dal 26 febbraio al 6 marzo il centro di Milano ha accolto la struttura in vetro e i suoi due temporanei inquilini, un uomo e una donna. Dall’11 al 20 marzo sarà la volta di Roma e di un’altra giovane coppia che si sottoporrà a questa specie di esperimento.

Homepal ha puntato sicuramente su una strategia di marketing molto singolare, ma anche discutibile. Vale la pena rinunciare alla propria intimità per una decina di giorni e darla in pasto a gruppi di curiosi? Davvero risulta necessario trasformare le persone in animali in gabbia? Il senso di questa iniziativa sembra piuttosto quella di creare un Grande fratello fuori dagli schermi televisivi e questo dovrebbe portarci a chiedere se le aziende mettano la dignità umana all’ultimo posto nella scala dei loro interessi, pur di vendere i propri prodotti.

Ciro Gianluigi Barbato