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Eroica Fenice

Il Boss delle Cerimonie: molto stupore per nulla

Ultimamente si è parlato molto del programma tv Il Boss delle Cerimonie, nel quale si narrano le vicende di alcuni giovani sposi campani che decidono di organizzare il loro frugale banchetto di nozze nel castello “La Sonrisa” di proprietà dell’ormai mitico Don Antonio Polese, alias il Boss.

In ciascuna puntata, gli sposini vengono seguiti dalle telecamere durante le fasi salienti della preparazione del “grande giorno”, prima tra tutte, l’incontro con il Boss e suo genero Matteo, gran maestro di cerimonie dell’hotel. Al cospetto degli ammirati nubendi, l’allegro duo snocciola sapientemente le caratteristiche delle tre raffinate sale del castello, seleziona i piatti dietetici da inserire nel menu e propone la gettonatissima opzione del volo delle colombe a salutare l’arrivo degli sposi al castello. Successivamente, la compiaciuta sposina, accompagnata da una claque composta mediamente da 15 persone, viene seguita nell’atelier nel quale sceglierà il suo sobrio ed economico abito da cerimonia. Nel frattempo lo sposo, solitamente un superbo oratore, racconta in un’intervista esclusiva come ha conosciuto la donna della sua vita, mentre i suoi genitori rivelano orgogliosi il numero di invitati e le cifre da capogiro stanziate per il matrimonio da favola del loro amato erede. Ancora, le telecamere accorrono nel quartiere natìo della sposa per riprendere la serenata rigorosamente offertale dallo sposo la sera prima delle nozze, eseguita unplugged dal cantante neomelodico del momento, mica dall’altro Boss! (quello della musica). Dulcis in fundo, ecco la ripresa della funzione in chiesa e della sontuosa abbuffata nella richiestissima Sala Reale del castello, con parenti ed amici degli sposi finemente agghindati per l’occasione e per nulla affamati. Già a seguito della messa in onda della prima puntata dello show, i diversamente campani hanno chiesto tramite facebook la chiusura immediata della trasmissione, rea di esportare un’ immagine pessima, trash e falsata dei napoletani agli occhi dell’Italia intera. 

L’emittente Real Time, però, ha ben pensato non già di eliminare il programma dal proprio palinsesto, ma di modificarne soltanto il sottotitolo, rettificandolo dall’omnicomprensivo “i matrimoni della tradizione napoletana” nel più corretto e circoscritto “i matrimoni della famiglia Polese”, a voler specificare che la scelta di realizzare una cerimonia in siffatto “stile” è propria solo di coloro che si avvarranno delle locations offerte dal Boss e non di tutti i napoletani in generale.

Grazie Real Time! Rettifica inutile ed effettuata tardivamente a mò di contentino, come se fosse necessario, oltre che opportuno, specificare che non tutti i futuri sposi napoletani opteranno per le prestazioni della famiglia Polese e che non appartiene di certo al sentire comune dei campani  intendere il matrimonio come una sorta di enorme circo mediatico. Appare chiaro di per sè che il fascino di Don Antonio attecchisca solo su un circoscritto humus che non rappresenta la maggioranza dei cittadini partenopei. Del resto, risulta un tantino difficoltoso immaginare uno chicchissimo posillipino prenotare “ La Sonrisa” come location per il proprio matrimonio. Di conseguenza, non occorre che i diversamente campani sciorinino puntualmente l’estratto di nascita dei napoletani illustri, sia a mò di controprova per dimostrarne la manifesta diversità dagli sposi protagonisti de Il Boss delle Cerimonie, sia per ricordare che la Napoli di cui vantarsi è quella di Eduardo and Co.,  perché la differenza si vede, esiste e la comprende ad occhio nudo un italiano medio che assiste al programma tra il divertito e lo stupefatto. Inutile schifarsi, stupirsi, dissociarsi o giustificarsi sbandierando una certa superiorità morale rispetto a tutti protagonisti del programma: la realtà di queste famiglie esiste ed esiterà. Inoltre, il Boss ci attrae. E lo guardiamo. Forse per farci una risata (isterica) ascoltando le frasi sgrammaticate e le perle di vita dei personaggi intervistati, magari per verificare se il fondo è già stato toccato o se il peggio deve ancora venire. Detto ciò, meglio crogiolarsi nella retorica e domandarsi con i proventi di quale attività lavorativa i genitori degli sposi possano permettersi di pagare un banchetto nuziale per quattrocento persone; 

perché gli sposi, quasi tutti poco più che ventenni, si assumano questo impegno familiare piuttosto che continuare a godersi la vita; come mai la sposa, benchè cattolica, si presenti in chiesa con un vestito di pizzo trasparente e scollato che nemmeno al Moulin Rouge osano indossare; perché, invece di ascoltare i neomelodici, gli sposi non abbiano letto un libro o, quantomeno, Topolino; per quale motivo ancora oggi, il matrimonio debba essere visto per una donna come l’unico mezzo per affrancarsi dalla potestà genitoriale, nemmeno fossimo ancora all’epoca dei romani; perché una sposa decida di fare solamente delle foto a Vietri sul Mare e non di organizzare lì l’intero ricevimento; perché lo sposalizio della “figlia femmina” debba rappresentare ancora l’unico motivo di orgoglio per certi genitori; perché il matrimonio debba diventare un carrozzone squallido e volgare, oltre che mediatico, quando dovrebbe essere esclusivamente un fatto privato. Le risposte a questi scottanti interrogativi, noi napoletani le conosciamo benissimo. È proprio vero: “in quella valle incantata il tempo sembra essersi fermato”, così come recita l’incipit del programma, ma non certo per i motivi romantici ai quali si riferiscono gli autori… In virtù di quanto detto fin ora, siamo sicuri che il castello La Sonrisa avrà lunga vita, con tutti i suoi annessi e connessi, colombe incluse. Quindi, auguri e figli maschi agli sposi e lunga vita al Boss, Il Boss delle Cerimonie.

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