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Eroica Fenice

Il conflitto di identità della sinistra italiana

Le tensioni all’interno del Pd tra renziani e minoranza dissidente, l’adesione di quest’ultima alle istanze dei sindacati in conflitto con il governo sul tema della riforma del lavoro, un diffuso imbarazzo suscitato dalle larghe intese con i partiti di centrodestra stanno facendo sprofondare la sinistra italiana in un conflitto di identità politica, acuitosi di recente proprio in virtù del dibattito sul problema del mercato del lavoro e del rapporto con i sindacati.   

La sola forte opposizione al governo Renzi, infatti, sembra provenire dalla lotta intrapresa dalla CGIL e dalla FIOM contro gli annunciati provvedimenti per il rilancio dell’occupazione e la riforma dell’articolo 18, i quali hanno innescato una lunga serie di polemiche e di vivaci scambi di battute tra esponenti dei sindacati ed alcuni esponenti politici della maggioranza. Da ultimo si ricordi l’alterco tra il segretario della CGIL Susanna Camusso e l’on. Picierno, seguito, a distanza di poche ore, dal grave episodio degli scontri tra la polizia e gli operai delle acciaierie della ThyssenKrupp di Terni che manifestavano per la messa in mobilità di molti lavoratori stabilita dall’azienda tedesca.

Nel solco di questa dura contrapposizione si è inserita quella di natura politica interna al Pd tra la composita minoranza che rappresenta la vecchia guardia del partito e la maggioranza renziana. Le ragioni dello scontro, tuttavia, vanno anche oltre l’adesione alle istanze sindacali e sono da ricercarsi in una ormai annosa dialettica interna al partito stesso, che fa addirittura paventare il pericolo di una scissione.

L’aspetto singolare e a tratti paradossale della situazione che si è venuta a creare, e su cui sarebbe opportuno riflettere, consiste proprio nel fatto che tutte le divergenze politiche più rilevanti sembrino ormai consumarsi quasi esclusivamente all’interno del Partito Democratico, piuttosto che tra partiti di governo e partiti di opposizione. Si potrebbe anzi affermare che la maggioranza renziana si trovi più in sintonia con Forza Italia e con l’alleato di centrodestra Alfano che con le altre correnti interne al Pd. Tali divergenze hanno prodotto il conseguente asse politico tra queste forze di minoranza e i sindacati, in quella che appare come una sorta di riscoperta, indotta anche dal conflitto interno, delle origini sindacali di una parte della sinistra. In questa riscoperta c’è soprattutto la volontà di porsi come alternativa alla novità renziana, sentita estranea alla tradizionale cultura di sinistra dalla stessa minoranza che si oppone al segretario.

L’ampio successo elettorale ottenuto da quest’ultimo in occasione delle elezioni europee, il diffuso e trasversale consenso di cui gode il governo in carica stanno sicuramente modificando il volto della sinistra italiana, a prezzo però di una rottura con il mondo sindacale e con un’ampia parte della base stessa del partito che quest’anno ha deciso di non rinnovare le tessere, producendo un notevole calo delle iscrizioni. La domanda che viene da porsi è quanto faccia bene alla sinistra allontanarsi dalla tradizionale rappresentanza di quelle categorie sociali che da sempre ad essa fanno riferimento e dallo storico asse politico con il mondo dei sindacati, allo scopo di ampliare il bacino dei voti e cercare consensi nel campo avverso. La risposta a tale interrogativo sarà probabilmente fornita dai prossimi dati economici o ancora una volta da quelli delle urne.

– Il conflitto di identità della sinistra italiana –