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Eroica Fenice

Il San Gregorio che non ti aspetti (2° tempo)

Oggi ritorniamo ad addentrarci in quello scrigno meravigliosamente prezioso di cui, il mese scorso, avevamo cominciato a parlarvi:  San Gregorio Armeno.  I dipinti di De Matteis, le analogie con la chiesa di Santa Sofia di Istanbul, la leggenda della sfogliatella e il legame con le famiglie nobiliari più potenti non riescono ad esaurire l’unicità di questa monumentale opera d’arte.

Al centro del chiostro una fontana, che attira subito l’attenzione del visitatore, si trova davanti a figure marmoree che di sacro hanno ben poco. Alle statue che ricordano la fontana dei Quattro Fiumi del Bernini, sono state accostate le statue del Cristo e della Samaritana per mascherare la mancata sacralità dell’opera centrale del chiostro. Attorno alla fontana sono collocate quattro pigne e il tutto potrebbe sembrare semplicemente decorativo ma la pigna ha un forte valore simbolico. Essa rappresenta infatti la ghiandola pineale, il terzo occhio, dalla carica tipicamente esoterica e massonica. La simbologia massonica pervade la chiesa e soprattutto il suo coro, precisamente il coro estivo. La chiesa, infatti, è costruita su quattro piani, un esempio più unico che raro: dalla cripta si sale in chiesa al di sopra della quale c’è un coro sopra al quale ne è stato costruito un altro. Il coro situato all’ultimo piano è più caldo di quello sottostante ed è, per questo motivo, utilizzato in inverno quando l’aria calda si concentra in quell’ambiente rendendo la permanenza più agevole nei mesi invernali. Il coro, per così dire “estivo”, è a dir poco particolare. Il pavimento ha un disegno geometrico apparentemente semplice ma che in realtà si dimostra essere una scala che, da qualsiasi punto essa sia osservata, tende sempre verso l’alto. Il disegno del pavimento, la disposizione dei sedili in legno così come la presenza di un vero e proprio trono al cospetto di un altare sono indizi inconfondibili: la stanza era probabilmente una sala massonica. La scala disegnata sul pavimento tende sempre verso l’altro così come la scala massonica che si protende sempre verso la massima conoscenza; i sedili e il trono altri non sono che  effettivi “posti a sedere” utilizzati nelle riunioni massoniche. Tutto, ogni elemento architettonico e decorativo, è parte della ben congeniata organizzazione massonica. Il soffitto, finemente lavorato, nasconde tra i suoi decori delle figure che raramente vengono inserite tra le icone che classicamente adornano un ambiente sacro: rappresentate nude e con una cinta dorata in vita, si scorgono delle donne incinte.

In un angolo del coro è addossato alla parete un armadio. All’esterno il mobile non sembra essere nulla di speciale ma al suo interno è conservata un’opera alquanto singolare la cui visione è appositamente celata al pubblico. Aprendo le ante l’occhio è catturato dalla scultura lignea che riempie il vano: sembra trattarsi di  una qualsiasi Madonna inginocchiata in preghiera al cospetto del Cristo neonato. E allora perché nascondere appositamente una comunissima natività? Giuseppe non c’è, si tratta di una maternità. Gli angeli sono stati “vestiti” poiché, seppur nudi come la rappresentazione classica concede, i due presentano in maniera ben definita il loro sesso. A guardar bene, inoltre, le proporzioni le due figure sembrano mettere in primo piano la donna a dispetto dell’infante, una Madonna che è stranamente troppo femminile nelle sue forme, vestita di rosso e con un’espressione dettata più dalla disperazione che dal raccoglimento religioso. La Madonna in questione ha un aspetto sensuale, non prega e indossa una veste il cui colore era tipico degli uomini o di un tipo di donna ben lontana dalla castità cristiana. Si tratta di una donna, di una donna rassegnata innanzi al frutto del suo grembo. Il bambino steso innanzi a lei non è un Cristo con le gambe incrociate o con un drappo adagiato in modo da coprire il suo sesso. Il neonato è un bambino naturalmente disteso con la schiena a terra e che mostra una caratteristica alquanto singolare. Si tratta di un ermafrodita. Tra le cosce piene sono rappresentati ambo i sessi. Ecco spiegata la disperazione della donna.

Al tempo in cui alla donna non era ancora stata riconosciuta l’anima, prima del Concilio di Trento, un’artista donna scolpiva in toscana opere coraggiose in cui l’umanità e la femminilità urlavano la loro dignità.

Ciò che vi abbiamo raccontato è il risultato di una particolare visita condotta al complesso di San Gregorio Armeno durante la quale tutto ciò che abbiamo riportato è stato spiegato accuratamente da una delle donne laiche che vivono in quel luogo meraviglioso. Ci è stato inoltre  raccontato della difficoltà di ciò che si fa nel complesso e cioè aiutare bambini e ragazzi che vivono in situazioni molto complicate. Il modo di vivere delle suore e delle laiche impone loro di accettare solo donazioni spontanee e aiutare i bambini a crescere e supportare i ragazzi più meritevoli sino all’università si trasforma ogni giorno in un compito più difficile. Basterebbe solo pensare a quanta fatica è stata impiegata per racimolare i soldi sufficienti per riempire le calze a tutti i bambini e basterebbe solo pensare quanto sia diventato triste il giorno dell’Epifania dopo aver scoperto che i ladri avevano portato via tutto lasciando soltanto cinquanta centesimi.

Il San Gregorio che non ti aspetti (2° tempo)

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