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"Imbavagliati" al Pan, nel segno di Siani e Regeni evi

“Imbavagliati” al Pan, nel segno di Siani e Regeni

Imbavagliati, Festival Internazionale di Giornalismo civile al Pan

Il Museo Pan di Napoli sarà lo sfondo della II edizione di “Imbavagliati”, Festival Internazionale di Giornalismo Civile dal 18 al 24 settembre 2016. Ed è proprio all’interno del Pan che è custodita la Mehari di Giancarlo Siani, quella stessa Mehari che lo vide vivo per l’ultima volta il 23 settembre 1985: non è solo un cimelio, ma una visione che ha il sapore del correlativo oggettivo, concretizzazione materiale dello spirito del festival, incarnato nella sententia: Chi dimentica diventa colpevole“.

“Imbavagliati” nasce per restituire la parola ai giornalisti che vedono la propria penna scalfita, sminuita e osteggiata dalle dittature che vorrebbero cancellarne ogni tratto, nasce per celebrare l’amore per la cronaca vera, la denuncia e l’inchiesta, in un clima in cui si accentua sempre di più la bipartizione tra “giornalisti giornalisti” e “giornalisti impiegati”. Nel film di Marco Risi, “Fortapàsc“, dedicato al martirio di Siani, non potrebbe esserci dialogo più calzante e suggestivo per descrivere la condizione di chi, ora come allora, si ritrova a fare informazione al giorno d’oggi. Non è retorica, non è luogo comune e nemmeno blanda rassegnazione, ma sporcarsi le mani di fango, strofinarselo addosso e tentare di pungolare con la penna le maglie strettissime del tessuto sociale sempre più putrido, spesso porta a respirare odore di inchiostro e di sangue. “Imbavagliati” pensa a quei “giornalisti giornalisti”, in costante pericolo di vita, e li proietta in un clima di scambio proficuo con i colleghi napoletani.

Libertà d’espressione, censura, immigrazione, criminalità organizzata e dittature nel segno di Siani e Regeni

Il tema di quest’anno segue proprio il filo rosso gettato all’inizio del labirinto da Giancarlo Siani, poiché la manifestazione è prodotta dall’associazione Periferie del Mondo-Periferia Immaginaria, e in collaborazione con la Fondazione Polis, che da molti anni si occupa di rendere più efficace il riutilizzo dei beni sequestrati alla camorra e interviene a favore delle vittime innocenti della criminalità organizzata. La manifestazione è realizzata anche in collaborazione con l’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Napoli, con l’alto patrocinio di Amnesty International Italia, del Comitato Regionale Campania per l’Unicef Onlus e con l’Ordine dei Giornalisti della Campania e si concluderà col Premio Siani dedicato a Giulio Regeni, il ricercatore 28 enne assassinato in Egitto. Il tema di quest’anno è “Fuga per la Vita, fuga per la libertà“: sette giorni densi di ospiti, eventi e riflessioni su tematiche particolari, partendo dalla libertà d’espressione minacciata dalle dittature fino a giungere all’immigrazione e alla censura. La città partenopea si configura, quindi, come una fortezza culturale in cui è possibile il dialogo plurale e versatile, una roccaforte di fiducia per l’informazione e la spasmodica ricerca della trasparenza e della limpidezza, dove ognuno può sentirsi figlio e fratello di un unico sangue, al di là delle facili manfrine retoriche o moraleggianti.

Lo “Spazio Redazione Imbavagliati” ogni giorno della manifestazione sarà aperto dalle 10 alle 12 al pubblico e alla stampa, e tra gli ospiti figureranno giornalisti del calibro dei turchi Kadri Gursel e Dogan Ozguden, il disegnatore Fabio Magnasciutti, che ha collaborato con L’Unità, La Repubblica e il Manifesto, oltre ad aver realizzato illustrazioni per Servizio Pubblico e AnnoZero edizione 2010-2011 , i russi Andrei Babinski e Oksana Chelysheva, i siriani Rami Jarrah, Fuad Roueiha e Ali Anouzla, proveniente dall’Africa. Ci sarà anche Letizia Battaglia, fotografa siciliana che mostrerà i suoi fotogrammi in bianco e nero, per bloccare ed immortalare tasselli preziosi della storia italiana, snodandosi tra gli esempi di criminalità organizzata e le voci delle vittime: istantanee di storia che urlano le pagine peggiori che ci portiamo dentro, e che ci aiutano a sublimarle nell’arte e nella catarsi che ne consegue. Tra le tematiche, si intrecceranno la questione turca post golpe, affrontata con i giornalisti turchi ospiti, il conflitto tra Russia e Ucraina, narrato da Babinski, giornalista di guerra russo, che raccontò il Colpo di Stato Sovietico del 1991 e che fu arrestato nel 2004. Tra le altre cose, Babinski mostrò al mondo anche le vicende della Prima e Seconda Guerra Civile Cecena. Rami Jarrah, giornalista siriano e vincitore dell’International Press Award nel 2012, invece si occuperà della Siria, insieme a Fouad Roueiha. I due giornalisti hanno portato avanti la campagna “Liberi per la Siria”, nel dicembre 2013, e furono i primi a nominare l’Isis in Italia.

Il 22 settembre ci aspetterà “Un Murale per Giancarlo Siani” e il 23 settembre invece, in occasione del trentunesimo anniversario dell’omicidio di Siani, si terrà l’incontro “Siani per Regeni“: ci sarà anche un video-intervento di Roberto Saviano. Non bisogna dimenticare anche la Mostra “Ri-scatti”, che ritrae ed immortala Giancarlo Siani: istantanee di giornalismo e sprazzi di umanità, nei suoi gesti, nelle sue movenze e nel suo volto, nei suoi occhi fissati per sempre tra l’obiettivo della macchina fotografica e la sua Mehari. La manifestazione si concluderà il 24, con la possibilità, da parte dei giovani reporter, di incontrare il direttore artistico Désirée Klain.

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