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Eroica Fenice

Costuire un Futuro (non) Remoto

Imparare a costruire un Futuro (non) Remoto

Futuro Remoto ricomincia da trenta: questo il numero delle edizioni del convegno inaugurato nel lontano 1987 da Città della Scienza. Un punto di riferimento per la divulgazione scientifica a livello nazionale e non solo, un modello per un Meridione non vuole arrendersi di fronte alla crisi.

Anche oggi file a tutti i padiglioni della mostra. In due giorni battuto il primato del 2015: il numero dei visitatori è già a quota 100mila, lo stesso dell’edizione scorsa. Neanche la pioggia incessante ha scoraggiato la gente, in coda dalle prime ore del mattino per una visita virtuale del Palazzo Reale o esplorare i meandri del cosmo.

Quest’anno Futuro Remoto ospita otto isole tematiche con laboratori scientifici, dibattiti, performance, dimostrazioni, letture, spettacoli e molto altro. “Costruire”, il tema di quest’anno, risulta quantomai odierno: Futuro Remoto, come affermato nella conferenza inaugurale di Piero Angela, si incentra sul rapporto tra scienza e società, toccando temi come la bioetica e la genetica.

Costruire il futuro della scienza: ricomincio da trenta

Una possibilità insomma per tutti, dai bambini agli adulti, di conoscere le nuove sfide e le nuove opportunità che nascono dal progresso della scienza o da quello della tecnologia. Mare, terra e cibo sono tra i protagonisti della rassegna. Così come i droni e le nuove frontiere nell’era del Cloud e dei social network.

Uno sviluppo che però, senza una adeguata competenza, può rappresentare una bufala, come affermato durante la conferenza tenuta da Silvia Bencivelli, giornalista scientifica. Il tema è quantomai attuale, in un’epoca in cui chiunque può trasformarsi in un opinionista in grado di influenzare le masse. «Basta prendere un problema ambientale, medico, economico o anche personale, scegliere un nemico e un’arma plaudile, l’eroe che ti salverà, aggiungere un tocco esotico e hai pronta la bufala».Comunico ergo sum”, per citare una delle isole tematiche di maggior successo della manifestazione.

Altra grande conferenza è stata quella dello scrittore e giornalista Bruno Arpaia, che riflette sul rapporto tra scienza e letteratura. «Paradossalmente, ai giorni nostri si può essere considerati dotti se si conoscono Dante, Bach, Velázquez o Aristotele, ma l’ignoranza su Einstein, Heisenberg o Darwin non viene ritenuta rilevante per definirci tali, quasi che la scienza non sia a pieno titolo cultura». Arpaia afferma che gli occhi con cui guardano il mondo artisti e scienziati non sono poi tanto diversi: fisici, pittori e neuroscienzati usano allo stesso modo ingenti doti di immaginazione. Così come il rigore adoperato da uno scrittore è paragonabile a quello adoperato da un matematico e un biologo.

L’invito di Futuro Remoto va quindi letto in chiave esplicitamente ottimistica e propositiva. “Costruire” il verbo attraverso il quale abbiamo la possibilità di unire scienza, società e tecnologia al fine di creare un futuro migliore. Il presente è prossimo, bisogna sperare che il futuro non sia troppo remoto ma che rispetti tutte le nostre speranze.

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