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Infanzie negate: i diritti del bambino e dell’adolescente

Infanzie negate: i diritti del bambino e dell’adolescente

Dal 20 novembre 1989, con la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite sancisce che i bambini hanno il diritto di vivere un’infanzia serena, adottando il testo proposto senza alcun voto contrario. Da quel momento, ogni anno se ne festeggia la ricorrenza, identificata come la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Ad anticiparne la nascita vi sono due avvenimenti importanti: il primo nel 1924, dove per la prima volta si fa riferimento al bambino in quanto tale nella Dichiarazione di Ginevra; il secondo nel 1959, dove viene promulgata la Dichiarazione sui Diritti del Bambino, un documento di sette punti che assume in qualche modo il ruolo di apri-pista. Tali circostanze, unite alla nuova concezione e rappresentazione dei bambini e al rafforzamento del diritto internazionale, permettono alla Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti dell’Uomo di redarre una bozza della futura Convenzione.

A presiedere il gruppo di lavoro (o working group) è il ministro degli affari religiosi e presidente della Corte Suprema in Polonia Adam Lopatka, un Paese che già dal ’59 (e soprattutto dopo il 1979, Anno Internazionale del bambino) premeva per una ufficializzazione del documento. Il bel Paese vi aderisce ufficialmente con la legge n. 176 del 27 maggio 1991 e, ad oggi, sono 196 gli Stati che si impegnano al rispetto di tali diritti.

Diritti del bambino, un documento onnicomprensivo che li raccoglie valutandoli della medesima importanza

Ma quali sono i diritti di un fanciullo? Dopo aver stabilito che per bambino o adolescente si intende un individuo che abbia un’età inferiore ai diciotto anni, gli articoli sono un decalogo di voci che per molti paesi industrializzati possono apparire scontati, ma che hanno l’obbligo (peggio ancora la necessità) di essere messi nero su bianco. Il documento è onnicomprensivo senza distinzioni o suddivisioni per sottolineare l’eguale importanza di ogni singolo articolo, che in questo modo è indivisibile, correlato agli altri e interdipendente.

Comprende tutte le diverse tipologie di diritti umani: civili, culturali, economici, politici e sociali. È possibile però suddividere i 54 articoli in macro-insiemi, che si basano sul principio di non discriminazione (per razza, colore, sesso, lingua, etnia, ceto, credo o opinioni), sulla superiorità dell’interesse del bambino (separandolo anche dai genitori laddove esclusivamente necessario), sul diritto alla vita, sopravvivenza e sviluppo e sulla sua libertà d’espressione, a volte anche in ambito legale e nei processi che lo riguardano (considerando, ovviamente, livello di maturità e capacità di comprensione).

Agli articoli si aggiungono poi tre protocolli definiti “opzionali”: quello concernente il coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati, quello sulla loro vendita, la prostituzione e la pedopornografia e, in fine, quello sulle procedure di reclamo.

Bambini e diritti negati: quando si ha la necessità di garantire un’infanzia dignitosa

Esistono ancora troppe realtà che, in passato come oggi, hanno negato (e negano) tali diritti. A essere incriminati sono spesso i paesi più poveri del mondo, i quali privano i bambini di ciò che naturalmente spetta loro e li sottopongono a violenze e abusi.

Tra i diritti più spesso negati vi è, ad esempio, quello riguardante il cibo, la cui mancanza è la principale causa della mortalità infantile globale e della malnutrizione che impedisce al bambino lo sviluppo fisico e intellettivo. Ad esso si aggiungono il diritto all’istruzione e alla salute, che – inevitabilmente – compromettono il diritto al futuro, negando al fanciullo qualsiasi possibilità di sperare in un’alternativa che non li costringa al lavoro minorile, un fenomeno che può banalmente vincolare il bambino alla propria casa e alla propria famiglia o addirittura condannarlo allo sfruttamento.

Tra le efferatezze che caratterizzano tali paesi ve ne sono due in particolare che racchiudono il più grande sprezzo per l’innocenza infantile (soprattutto femminile), come il matrimonio precoce e la mutilazione genitale. La prima riguarda infatti le spose bambine, oggi circa 22 milioni nel mondo. Sposarsi in età così giovane comporta una serie di conseguenze non solo sociali, psicologiche ed educative, ma seriamente negative per la salute della bambina, soprattutto in caso di gravidanza precoce.

Le mutilazioni genitali femminili, poi, sono un fenomeno ugualmente complesso, che colpisce gran parte di bambine e ragazze che vivono nei Paesi africani, nonostante si siano registrati casi anche in Europa, Canada e Stati Uniti. Fare una stima precisa diventa così difficile, considerando spesso il clima di illegalità in cui tali pratiche vengono svolte. Le conseguenze, sulla salute e sulla psicologia della bambina (e della futura donna), sono inimmaginabili e rappresentano attualmente una delle più gravi forme di violenza e di violazione dei diritti umani.

Alla luce di tutto ciò, forse, diventa più semplice comprendere il perché della necessità di parlare dei diritti dei bambini e delle bambine. Tutelarli e proteggerli diventa così molto più che una scelta: garantire loro un’infanzia serena è una priorità che qualsiasi adulto dovrebbe mettere ogni giorno in cima alla lista dei propri bisogni.

Per visionare le vignette dedicate alla Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è possibile consultare il sito ActionAid Italia.