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Salesiani: intervista a Don Carbone – parte 1

Intervista a Don Antonio Carbone dei Salesiani di Torre Annunziata, impegnato in numerose attività sociali sul territorio.

Quali sono le attività dei Salesiani? Quando sono iniziate?

I Salesiani sono presenti dal 1929. Nel corso degli anni le attività si sono ampliate da quelle di oratorio e centro giovanile, e oggi siamo impegnati nell’assistenza delle famiglie oltre che dei giovani. L’8 dicembre 2004 è stata inaugurata la casa famiglia “Mamma Matilde”, intitolata a Matilde Sorrentino, uccisa il 26 marzo 2004 per aver denunciato gli abusi subiti da uno dei figli in una scuola. Inoltre gestiamo altre tre case famiglia: una a Caserta, una a Napoli, una a Corigliano d’Otranto. Oltre all’oratorio, alla parrocchia e alla casa famiglia, svolgiamo altre attività educative a Torre Annunziata e in comuni limitrofi, tramite l’associazione “Piccoli Passi, Grandi Sogni”, come al Piano Napoli di Boscoreale e a Boscotrecase alla scuola “Cardinal Prisco”, con attività di sostegno scolastico e ricreative. Sono attivi anche alcuni laboratori, come quello di pizzeria, dove alcuni ragazzi hanno imparato questo mestiere.

Che cosa ha portato alla creazione della casa famiglia?

Alcuni ragazzi dell’oratorio avevano e hanno l’esigenza di un’assistenza con alcune difficoltà particolari, come situazioni familiari al limite, sulle quali il solo oratorio non riusciva ad avere un’azione educativa efficace.

In particolare di cosa si occupa la casa famiglia?

La casa famiglia può accogliere al massimo 8 ragazzi, tra gli 11 e i 19 anni (attualmente ce ne sono 8). Solitamente hanno tre tipi di percorsi precedenti alle spalle: alcuni sono orfani o vivevano situazioni di maltrattamento e abbandono nel nucleo familiare, altri hanno commesso dei reati e sono inviati dal Centro di Giustizia Minorile per un percorso di recupero, e infine ci sono dei minori stranieri non accompagnati, in questo momento due egiziani, sbarcati a Napoli a settembre. Per alcuni usiamo il termine “orfani”, ma non abbiamo mai avuto veri e propri orfani, perché di solito, seppur morti entrambi i genitori, in quei casi c’è un parente che può prendersene cura. I nostri sono ragazzi abbandonati dai genitori, da donne che non hanno più voluto i loro figli, in qualche caso sono stati abbandonati due volte, sia dalla famiglia di origine che da quella adottiva. Una delle situazioni che stiamo vivendo è avere dei ragazzi che sono stati in casa famiglia, sono stati adottati, tenuti fino all’età di 12-13 anni dalla nuova famiglia, che poi, però, di fronte alle prime difficoltà nate nell’educazione del ragazzo, non lo hanno più voluto e lo hanno riportato ai servizi sociali.

Qual è la storia dei minori stranieri?

Questi due ragazzi sono stati recuperati, insieme ad altri, dai famigerati barconi e trasportati al porto di Napoli. Il loro desiderio è fuggire dalla loro nazione, a causa di povertà, instabilità politica e guerra, e oggi in casa famiglia studiano la lingua italiana e cercano di avere una prospettiva lavorativa.

Voi date anche un futuro ai ragazzi della casa famiglia?

L’obiettivo principale è creare dei percorsi di autonomia per il futuro di questi ragazzi, quindi seguono dei percorsi scolastici o di avviamento al lavoro, anche se non è semplice, visto il contesto occupazionale attuale. Però ci sono anche belle storie di ragazzi che hanno fatto dei bei percorsi, anche perché li abbiamo aiutati finché non sono riusciti ad avere un minimo di sicurezza economica, e non solo fino al compimento dei 18 anni, quando terminano le tutele della legge per i minori.

La comunità supporta le iniziative dei Salesiani?

Sì, oltre agli operatori che sono qui 365 giorni all’anno, abbiamo varie forme di collaborazione. Ad esempio mamme del territorio, circa 12, che si alternano per la preparazione dei pasti ai ragazzi.

Quali sono le difficoltà principali dell’operare in questa zona?

Ce ne sono molte. La difficoltà più grande non è solo incidere sui ragazzi, che hanno una predisposizione positiva, ma coinvolgere le famiglie nei percorsi educativi. Altra difficoltà è che alcuni ragazzi, anche se hanno una bontà di fondo, hanno modelli di riferimento fortemente negativi, legati spesso alla camorra: non bisogna nascondere che a volte alcuni di questi ragazzi, della casa famiglia, dell’oratorio o del Piano Napoli, appartengono ai cartelli criminali del territorio: hanno spesso i genitori arrestati e sono chiamati a portare avanti le attività.

Le attività dei salesiani che risultati riescono ad avere con questi ragazzi?

A volte si ha successo, altre si fallisce completamente, poiché la camorra è molto più organizzata dei Salesiani e di quello che può offrire il territorio. Allora quando questi ragazzi si trovano davanti al bivio di essere accuditi da un’incertezza, che sono le istituzioni e i Salesiani, o dalla certezza della vicinanza della camorra, alcuni scelgono la via più semplice per loro, quella della criminalità.

 Intervista realizzata da Francesco Di Nucci e Martina Lovisi

-Salesiani: intervista a Don Carbone – parte 1-

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