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Istanbul scossa: attentato all'aeroporto Ataturk

Istanbul scossa: attentato all’aeroporto Ataturk

Martedì 28 giugno all’aeroporto Ataturk di Istanbul, forse il più grande di tutta la Turchia, alle 21.10 ora italiana (22.10 ora locale), alcuni spari diretti sulla folla hanno preceduto una serie di esplosioni di notevole entità. Il governo turco, attraverso la figura del Ministro della Giustizia Bekir Bozdag, ha parlato di tre possibili individui coinvolti, che, invece, secondo l’opinione pubblica ammontano almeno a quattro, visto il numero di esplosioni registrato. I rapporti ufficiali provvisori dichiarano 36 morti e 147 feriti, tra cui anche alcuni agenti di polizia accorsi. Di ambulanze ne sono arrivate una decina, mentre i taxi della zona si sono offerti di trasportare i feriti ai più vicini ospedali.

Ormai sono mesi (si potrebbe dire da dicembre, volendo circoscrivere il periodo e la situazione) che la Turchia vive in un costante stato di allarme, a causa della serie di attentati verificatisi, legati o ai separatisti curdi o all’Is (Stato Islamico). Anche in questo caso, seppur non sia stata ancora dichiarata alcuna paternità da nessuna delle due fazioni, sembrano non esserci dubbi nell’identificarli e riconoscerli come atti terroristici. Intanto si attendono ulteriori notizie.

Il regime che veicola le notizie e costruisce l’opinione pubblica per Istanbul

Tutte le notizie diffuse attraverso i giornali, telegiornali, quotidiani online e radio vengono interrotte – prassi usuale per avvenimenti del genere – e veicolate ufficialmente per mezzo di un controllo serratissimo da parte del governo: in un paio d’ore, infatti, sono scomparsi la maggior parte dei video e delle testimonianze, perché possa essere deciso passo passo cosa divulgare e in che modo.

Attualmente l’aeroporto è stato evacuato e chiuso dalle 23 di ieri e lo sarà fino a domani, perché non potessero più arrivare o partire voli (sospeso anche uno da Roma diretto proprio a Istanbul), mentre lo stato degli eventuali attentatori resta sconosciuto: sembra che uno dei poliziotti intervenuti, tentando di bloccarne uno, ha visto detonare l’ordigno che il kamikaze portava indosso. Il divieto di diffusione degli avvenimenti è circoscritto e attraverso alcuni social – ad esempio Facebook – è stata attivata l’opzione del “safety check” perché le vittime possano comunicare con chiunque sia all’esterno o a distanza, rassicurando parenti e amici. Intanto i vari governi hanno mostrato massima solidarietà non appena informati dell’accaduto, così come la Farnesina e il presidente degli Stati Uniti d’America, al momento in costante contatto con l’unità di crisi attivata dal Premier turco Binali Yildirim.