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Eroica Fenice

paese di ricercatori

Italia: paese di ricercatori

Come recitava quel vecchio detto? Italia: paese di santi, poeti e navigatori! Ebbene, non solo…È da tempo che la nostra nazione si attesta anche come paese di ricercatori. Quanto spesso sentiamo parlare del famigerato fenomeno della “fuga dei cervelli”? Destinazione? Ovunque ma non qui, dove nelle Università fin troppo spesso viene negato il debito riconoscimento a menti che, senza esagerazioni, possono esser definite brillanti! Ma sembra che qualcosa stia cambiando…

Spulciando quotidiani esteri non si può far a meno di notare che i ricercatori nostrani sono bravi, e davvero tanto: del resto, se questi famosi “cervelli” sono costretti a trasferirsi all’estero un motivo ci sarà…e se non avessero nulla da dire, nulla da dimostrare, che necessità avrebbero di far tanti sacrifici quando potrebbero restarsene qui? L’andazzo è stato negativo per troppo tempo: i fondi stanziati per la ricerca sono stati spesso miseri (qualora non abbiano del tutto latitato) e – vuoi per carenze economiche, vuoi per precise scelte accademiche – l’Italia è divenuto uno dei paesi al mondo dove si conduce meno ricerca… mentre le nostre eccellenze all’estero continuano a brillare…

Ebbene, come ho affermato poche righe più su, qualcosa sta cambiando: mi riferisco al “caso” di Mariano Sirignano, ricercatore napoletano (di Nola, per la precisione) assegnista presso il Dipartimento di Ingegneria Chimica della Federico II: il suo lavoro, intitolato Coagulazione di nanoparticelle in regime di bassa e media temperatura, ha sbaragliato la concorrenza di ben 1400 colleghi provenienti dalle più disparate parti del mondo, comprese università prestigiose come quella del Mit di Boston, vincendo la competizione scientifica.

Arrivare a un tale risultato, da un’università che rispetto a quelle americane o di altri paesi vive in una condizione cronica di carenza di fondi per la ricerca, è una grandissima soddisfazione che dà conto dell’eccellenza italiana nonostante le difficoltà che dobbiamo affrontare ogni giorno”, afferma Mariano. L’oggetto della ricerca è interessante, e potrebbe rivelarsi determinante nello sfruttamento del carbonio per la produzione di nuovi nanomateriali super-idrofobici, semiconduttori o isolanti, utili nelle tecnologie a film sottile. Inoltre, lo studio dei meccanismi coinvolti nella produzione di nanoparticolato può condurre ad innovazioni nel campo del nano-drug delivery, lo sviluppo di sistemi alternativi di distribuzione mirata dei farmaci nell’organismo, rendendo possibile circoscrivere l’effetto di una determinata terapia soltanto agli organi (oppure alle cellule) desiderati.

Quello che la tesi del ricercatore ha dimostrato è che le nanoparticelle, sprigionantesi durante qualsivoglia processo di combustione (dai motori a benzina fino ai fornelli di casa nostra) coagulano per formare particelle più grandi sempre con maggior difficoltà all’aumentare della temperatura, divenendo dei veri corpi impazziti che la fanno in barba ai moderni filtri anti-particolato.

Non è la prima volta di un italiano”, ci tiene a precisare Mariano. Poi aggiunge: “Il riconoscimento è stato assegnato una quindicina di anni fa a una ricercatrice proprio del mio stesso dipartimento, oggi professoressa e ricercatrice di chiara fama nel Michigan”. Ed è proprio ascoltando queste parole che cogliamo i barlumi della rivoluzione che – mi auguro – ci apprestiamo ad attraversare: chi ha preceduto Mariano sul difficile cammino della ricerca accademica ha dovuto per forza di cose trasferirsi all’estero per poter continuare il proprio lavoro, evenienza che a Mariano – che ha condotto la sua attività a pochi passi da casa – è stata risparmiata…Ed è esattamente questa l’Italia che molti vorrebbero: quella che, muovendo i propri passi da città come Napoli – spesso bistrattata – si avvia sicura verso il trionfo sui palcoscenici internazionali.

– Italia: paese di ricercatori –