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Eroica Fenice

Iva al 4% sugli e-book, perché un libro è un libro

L’Iva degli e-book è stata ridotta al 4%. Continuano così a diminuire le differenze fra i libri cartacei e i libri digitali, stavolta equiparati anche a livello fiscale. Ma come si è arrivati a questo risultato?

Un libro è un libro è una campagna social promossa dall’Associazione Italiana Editori, attuata a livello europeo per l’equiparazione dell’Iva degli e-book a quella dei libri cartacei. L’iniziativa, promossa circa un mese fa, ha avuto il suo punto di forza nei social network, che ne hanno permesso una larga diffusione, nonché un’entusiasta adesione da parte di lettori, autori ed editori. Per un’adesione simbolica alla campagna, infatti, ci si scatta una foto con il pollice rivolto in basso, da condividere su Twitter e su Instagram insieme all’hashtag #unlibroèunlibro. Ma qual è il motivo di tale campagna?

Nel 2006 una direttiva promossa dall’Unione Europea ha dato via libera agli Stati membri per applicare un’Iva agevolata sui libri cartacei, pari al 4% in Italia, a discapito dei libri elettronici, pari al 22%. L’Iva si mantiene simile anche negli altri Stati membri. La ragione di questa “discriminazione”? Perché secondo l’UE i libri elettronici sono ascrivibili alla categoria dei prodotti elettronici, sui quali è applicata l’Iva più elevata. Pertanto, secondo l’UE l’e-book non è un vero libro. Da qui il significato dello slogan, volto ad eliminare questa vera e propria discriminazione fiscale nei confronti degli e-book.

Il 19 novembre scorso il governo italiano con un emendamento proposto dal ministro Dario Franceschini ha deciso di abbassare l’Iva degli e-book al 4%. L’emendamento prevede, ai fini della imposta sul valore aggiunto, di considerare libri tutte le pubblicazioni identificate da codice ISBN e veicolate attraverso qualsiasi supporto fisico o tramite mezzi di comunicazione elettronicaUna scelta giusta e coraggiosa, l’ha definita Dario Franceschini. Una scelta che è sì un progresso per l’Italia digitale, ma che va contro le norme dell’Unione Europea, che non accetta questa riduzione dell’Iva. L’Italia si affianca così a una linea già portata avanti dalla Francia, che sottolinea la pari dignità dell’e-book e del libro cartaceo, ambedue prodotti culturali di pari livello.

Il mercato editoriale italiano per come si presenta al momento è probabilmente combattuto tra due tendenze contrastanti: quella di sviluppare l’editoria digitale, al pari dei mercati editoriali esteri, e quella di resistere alla diffusione dei libri elettronici per paura di danneggiare l’editoria cartacea, più di quanto non lo sia già. Ma una cosa è certa, di fronte ai dati poco rasserenanti sulla lettura in Italia, non è raccomandabile essere troppo schizzinosi verso l’editoria digitale, una realtà che ormai si sta materializzando sempre di più e che, malgrado i difensori della carta stampata, deve essere promossa e incrementata.

– Iva al 4% sugli e-book, perché un libro è un libro –