Seguici e condividi:

Eroica Fenice

José Mujica: presidente del nostro tempo

Legalità, giustizia, onestà, equità, tutti termini insozzati dalla mortificante leggerezza con cui vengono pronunciati. Che a dirli siano politici, impiegati, religiosi ha ben poca importanza: sono termini oramai deboli, privi di qualsivoglia significato.
A bistrattarli sono stati coloro che hanno sputato promesse, sentenze, ambizioni, traguardi, coloro che avrebbero avuto la forza di far assaporare l’importanza di ognuno di loro.

Ma cosa definisce questi concetti? A chi può esser venuto in mente di chiamare giustizia un atteggiamento volto a premiare i meritevoli e punire coloro che usavano ledere la società stessa in cui agivano? Forse, è venuto in mente a chi è stato in ginocchio, percependo le ruvide pietre scorticare pelle, tessuti, ossa, scorticare l’anima stessa.
Un individuo costretto da ingiuste leggi a piegarsi agli oppressori è un individuo destinato a sviluppare una sensibilità diversa, più acuta, che lo condurrà o a estraniarsi dal mondo o a odiarlo e desiderare violenza oppure a battersi affinché nessuno viva ciò che egli stesso ha patito.

Trascurando per una volta gli uomini straordinari del passato, della religione e della leggenda, guardiamo al presente, a chi oggi tenta di ridare lustro a legalità, giustizia, onestà, equità.
José Mujica, presidente dell’Uruguay in carica sino al primo marzo 2015, non è un santo, né vuole esserlo. È un politico che in passato ha combattuto la dittatura e ha pagato la propria ribellione con oltre dieci anni di reclusione. È il presidente che rinuncia a buona parte del proprio stipendio dorato in favore dello stato, che ha legalizzato la marijuana per stroncare il narcotraffico, i matrimoni tra omosessuali e il diritto di abortire, che ha promosso le fonti energiche rinnovabili.
José Mujica è, in sintesi, un individuo che ha tentato di restituire un significato a legalità, giustizia, onestà, equità.
Una politica, la sua, che può essere condivisibile o meno, ma che ha oggettivamente traghettato l’Uruguay verso lidi migliori, accrescendone produzione, benessere e peso internazionale.

A noi italiani appare assurdo che José Mujica o qualsiasi altro politico possa vivere come un comune cittadino, privo dello sfarzo e della presunzione che caratterizzano questa fascia di popolazione.
Noi italiani siamo abituati a non dare alcun peso alle parole dei politici – perché sappiamo essere impregnate di quell’ottimismo utile a tenere buono il bestiame – a guardarli con diffidenza, da lontano, scortati nelle loro auto d’ordinanza.

José Mujica, figlio ribelle della dittatura e della repressione, ha forse maturato in sé la convinzione che un buon politico è colui che vive come il popolo che rappresenta, che lo comprende, che si batte affinché quel popolo che gli ha dato fiducia viva dignitosamente.
José Mujica afferma di rinunciare allo sfarzo perché lo sfarzo è superfluo e il superfluo è sinonimo di spreco, e lo spreco è per lui l’offesa più grande all’impegno umano.

Promotore di sobrietà, impegno e giustizia, José Mujica nei suoi quasi cinque anni di mandato ha abbattuto un tabù dopo l’altro con determinazione e convinzione: non legalizzare significa torturare le persone senza ragione dichiara in riferimento ai matrimoni tra omosessuali. Una dichiarazione che, al di là della singola fattispecie, potrebbe dirsi la base su cui questo presidente ha fondato tutta la propria politica.

-José Mujica: presidente del nostro tempo-