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Eroica Fenice

Karen torre

Karen Torre contro la logica della violenza

Karen Torre è una campionessa di scherma giapponese e nel suo Ronin Club, la palestra di cui è presidente e direttore tecnico, insegna ai bambini le regole d’ingaggio degli antichi samurai, per formare la coscienza civile dei cittadini del futuro, evitando loro le insidie della strada dei Quartieri Spagnoli, una delle zone più complicate di Napoli.

Karen è una trentenne schermitrice, di madre inglese e padre italiano, laureata in Relazioni diplomatiche e internazionali e atleta della Nazionale italiana di scherma giapponese, lo Sports Chanbara, attiva dal 2002. La sua passione per il karate è nata e coltivata sin dall’infanzia; cintura nera, a causa di un infortunio ha dovuto abbandonare l’attività agonistica per dedicarsi all’addestramento dei più piccoli. Nel periodo iniziale d’insegnamento presso una palestra in Montedidio, tra le sue allieve vi era una bambina di Montecalvario. «La mamma mi parlò dei bambini del suo quartiere, di quanto avessero bisogno di credere in qualcosa – spiega –. Io venivo dall’infortunio ed ero demoralizzata, volevo fare qualcosa di utile, far proseguire altri dove non ero riuscita io. Mi parlò dell’oratorio dei “Giovani Girasoli”, appartenente alla Chiesa della Concezione a Montecalvario. Era una stanza piccolissima, dove trovai ragazzi senza arte né parte, abbandonati a loro stessi, che conoscevano solo il calcio. Feci una lezione di prova scegliendo quelli di 13 anni, i più difficili, in un’età di transizione».

Nelle pause dagli allenamenti, da circa un anno e mezzo Karen si dedica all’insegnamento di questi ragazzi

«Ho deciso di iniziare qui perché mi piaceva l’idea di praticare le arti marziali in un quartiere come questo – racconta –. Le arti marziali si fondano su disciplina, regole, rispetto del compagno. Mi sembrava bello offrire uno sport con questi valori in un’area della città che non conosce questi principi». Lei che, agli ultimi Europei di Francoforte, ha centrato un oro, un argento e un bronzo, s’impegna con tenacia per trasmettere un codice di comportamento, regole di vita, socialità e convivenza, per decostruire nelle loro menti le immagini di violenza e delinquenza comune che hanno sotto gli occhi una volta usciti dalla chiesa. Non essendo più sufficiente la Chiesa di Montecalvario, infatti, il Ronin Club è stato ricavato da una vecchia cappella sconsacrata in vico San Matteo, ai Quartieri Spagnoli, un tempo utilizzata dal malaffare per attività illecite, poi ripulita grazie al parroco del luogo e alle mamme del quartiere, che su Karen Torre e sulla scherma giapponese puntano moltissimo per tenere lontani i propri figli dai pericoli. In kimono bianco sul tatami circa 70 bambini, dai cinque anni in poi: marocchini, filippini, ucraini, qualche napoletano, che si sfidano con attrezzi leggeri, gommosi, usati come spade, pugnali lance o bastoni: la sintesi dello Sports Chanbara, un mix di tecniche delle discipline medioevali fuse con il gusto dello spettacolo che arriva da Occidente.

Karen Torre ha dato vita a un piccolo covo di campioni nel cuore di Napoli, tra tradizione e violenza

«Non è stato facile avviare la palestra: i ragazzi giocavano al pallone con i guantini del karate, affascinati solo dal calcio. Il karate all’inizio ti rende goffo, ci vuole molto tempo per affinare la tecnica e diventare eleganti. Erano scettici, si sentivano inadatti. Poi li ho portati a fare delle gare, hanno vinto e si sono emozionati: le medaglie hanno dato loro luce. Il passaparola ha fatto il resto». L’obiettivo di Karen Torre è offrire qualcosa di autentico a dei ragazzini che vivono in un contesto di illegalità troppo radicato, per combattere il quale occorre innanzitutto destrutturare la municipalità, prodotto di una forma mentis più che mai angusta. È questo che il karate insegna: a farsi tutt’uno, mediante spirito di coesione, rigore e rispetto, elementi-chiave per lo sviluppo sociale, psicologico e culturale del bambino.

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