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Eroica Fenice

Knockout game: gioco? Questa è violenza

Knock out. Cammini sul marciapiede affollato, eviti uno sconosciuto che avanza svelto e quasi ti investe, adocchi qualche vetrina senza realmente prestarle attenzione, immerso come sei nei tuoi pensieri, problemi, fantasie. Il vociare che ti circonda ti giunge ovattato, finché qualcosa non ti riporta bruscamente alla realtà: le sconosciute voci divengono d’improvviso assordanti, senti persino urlare, ma i tuoi occhi sono annebbiati e acquosi, e ti accorgi troppo tardi di essere steso al suolo, col bacino dolorante dal violento cozzare contro l’asfalto e il volto impiastricciato dalla sostanza rossastra che sa di ruggine. Il naso, quello non lo senti più.
Cosa ti è successo, lo scoprirai in seguito, quando in ospedale un medico qualsiasi si occuperà di te e ti chiederà di tornare con la mente a qualche ora prima, di ricostruire la scena.
Scoprirai così che un perfetto sconosciuto, attorniato da complici, ti ha colpito in pieno viso con un pugno. Scoprirai che sei stato eletto vittima di un “gioco” che negli Stati Uniti hanno battezzato Knockout game.

“Knockout” letteralmente significa “mettere K.O.”, il traduttore di Google offre, però, una versione italiana molto più cinica e convincente: “gioco a eliminazione diretta”.
Questa sottospecie di gioco chiamata Knockout game consiste nel riunirsi in gruppi – o forse dovrei chiamarli “branchi”? –, andare per le strade, scegliere una vittima a caso e colpirla con un pugno in volto allo scopo di “metterla K.O.”, dunque di “eliminarla” facendola stramazzare al suolo.

Vi ricorda qualche gioco per PC, Xbox e affini? Sfortunatamente, qui siamo nella vita vera e il dolore, il trauma, lo spavento e la violenza non sono affatto virtuali.

Uno degli ultimi episodi del Knockout game è stato registrato a Milano in questi ultimi giorni di ottobre. La vittima è una ragazza di trent’anni, aggredita nel bel mezzo di un affollato piazzale Loreto, una donna che, parimenti all’ignoto protagonista del brano iniziale, è stata aggredita di punto in bianco e senza motivo alcuno. La trentenne ha riportato lesioni al setto nasale e un ovvio shock dettato dal trauma vissuto e dalla conseguente paura di tornare ad aggirarsi per le popolose strade della città lombarda.

Episodi simili erano stati registrati già nell’aprile di questo stesso anno, con focolai in ogni grande metropoli d’Italia: da Milano a Roma a Napoli.
Le indagini, come sempre, procedono lente, nonostante i video della sorveglianza e qualche video “amatoriale” – sembra, difatti, che parte integrante del gioco sia anche “filmare” l’aggressione.

Che lo chiamino Knockout game o meno, la violenza gratuita è oramai in voga nel nostro paese, a dimostrarlo è l’ennesimo episodio di devoluzione della razza umana: lo scenario è San Giorgio a Cremano, siamo ancora negli ultimi giorni di ottobre, le vittime sono due fratelli di diciassette e di ventisei anni, entrambi aggrediti da un branco di venti soggetti armati di cinture, bottiglie e manganelli. La buona sorte ha voluto risparmiare la vita ai due aggrediti, benché il più giovane sia ormai terrorizzato all’idea di dover abbandonare, seppure per qualche minuto, le sicure mura domestiche – e come dargli torto, purtroppo.

L’episodio campano è stato da alcuni bollato come bullismo. L’episodio lombardo come Knockout game.
Perché non chiamarli semplicemente “aggressione gratuita” o più esattamente “tentato omicidio”? In sede di giudizio, quando è la pena a essere trattata, che ci si creda o no, il nome dato a un episodio può divenire fondamentale per qualsivoglia attenuante.
Soprattutto se dalle indagini emergerà che i branchi sono composti da minori, credete sia tanto difficile passare da bullismo a “game” e da “game” a ragazzata?
Il passo è breve e proveranno a convincerci tutti, che si è trattato solo di una “ingenua ragazzata”, dettata dalla giovane età e non dalla totale assenza di civiltà.
E più il passo è breve, più la violenza dilaga, perché non ha conseguenze, è anzi lasciata a brancolare per le strade affollate, in attesa di colpire.

-Knockout game: gioco? Questa è violenza-