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Eroica Fenice

La criopreservazione e la prospettiva dell’immortalità

La crionica, anche nota come ibernazione umana, criopreservazione o biostati, è un processo attraverso cui il corpo di pazienti terminali – dichiarati legalmente morti – viene conservato a bassissime temperature, fino al raggiungimento di -196°C, punto di ebollizione dell’azoto liquido.

Durante la criopreservazione, l’acqua presente nell’organismo viene sostituita da un composto chimico, il crioprotettore, in modo da evitare la formazione di ghiaccio, che potrebbe danneggiare irreversibilmente le strutture cellulari. L’utilizzo del crioprotettore determina, comunque, dei danni associati alla sua stessa tossicità, che però potranno essere riparati più facilmente da un’eventuale futura tecnologia, rispetto a quelli associati alla formazione di ghiaccio.

La ricerca sulla crionica è basata su alcune ipotesi, secondo cui le strutture cerebrali deputate alla conservazione della memoria non vengono intaccate in maniera irreversibile dalla criopreservazione, e le future tecnologie permetteranno il ripristino delle capacità cerebrali dell’individuo criopreservato.
Si tratta, ovviamente, di ipotesi che non sono ancora state confermate o smentite dalla scienza, considerate con scetticismo da alcuni, mentre altri appaiono fiduciosi.

Robert C. W. Ettinger cominciò ad occuparsi della conservazione di corpi umani a basse temperature nel 1948, ma tali idee iniziarono a prendere forma e a circolare negli Stati Uniti solo nei primi anni sessanta, con la pubblicazione di un suo stesso libro intitolato “The Prospect of Immortality“. Da allora nacquero diverse organizzazioni crioniche, quali la Life Extension Society, la Cryonics Society of New York, la Cryonics Society of Michigan,  la Cryonics Society of California e l’American Cryonics Society. Nel 1976 lo stesso Ettinger fondò una propria organizzazione, considerata una delle due principali a livello internazionale: la Cryonics Institute.

Il 12 gennaio 1967 vi fu il primo caso di applicazione della crionica: James Bedford, professore di psicologia morto all’età di 73 anni, venne sottoposto al congelamento presso la Cryonics Society of California; egli fu poi trasferito nel 1991 in una nuova criocapsula, ed attualmente il suo corpo è conservato dalla Alcor.

Oggigiorno la crionica è una procedura alquanto costosa (si parla di quote che vanno dai 28mila ai 150 mila euro) ed il caso più recente risale all’8 gennaio scorso, quando sono state avviate le pratiche per il primo processo di criopreservazione su una bambina thailandese di soli due anni, dichiarata legalmente morta a causa di un tumore al cervello.

Matheryn era affetta da ependiloblastoma, un tumore inoperabile che si era esteso per l’80% nell’emisfero sinistro del cervello. Per contrastarlo, la piccola si era sottoposta a 12 interventi e cicli aggressivi di radio e chemioterapia, senza alcun risultato. La crionica sarebbe apparsa, agli occhi dei genitori, un ultimo tentativo disperato per cercare di dare una possibilità futura alla propria bambina, nel caso la medicina facesse progressi tali da sviluppare una cura in grado di guarirla. La piccola è la 134esima paziente sottoposta a criopreservazione e la prima a provenire dall’Asia.  

In Italia la situazione della crionica oggi è molto semplice: non esiste. E non esiste neanche una rete di supporto come in altri paesi Europei – ad esempio l’Inghilterra – che faciliterebbe il trasporto del paziente alla Alcor in Arizona, o al Cryonics Institute in Michigan, per la conservazione di lunga durata. Infatti, le uniche organizzazioni crioniche esistenti si trovano negli Stati Uniti.

L’I-LIFEgroup (Gruppo di Studio sull’Estensione della Vita) è un programma di raccolta di tutta una serie di progetti che spaziano dall’alimentazione alle nanotecnologie, dalla biostasi alla mind-uploading, dall’intelligenza artificiale alle staminali, etc. Il primo progetto avviato è relativo alla crionica: si tratta di I-Cryo, il cui obiettivo è quello di diffondere l’idea della crionica in Italia e facilitare, a quanti vogliano abbracciarla, tutto il processo burocratico-amministrativo necessario per sottoscrivere un contratto di criopreservazione.

Al momento tale progetto è ostacolato dalla mancanza di una rete di supporto, dalla situazione legale e dalle problematiche etico-religiose che attanagliano il Belpaese più di qualunque altra nazione al mondo.

Nonostante tutto, sembrerebbe che qualcosa si sia effettivamente mosso  nel settore della crionica in Italia: il 5 luglio 2014 è avvenuta, infatti, la stipula di un protocollo d’intervento tra il Cryonics-uk e la nascente Cryonics-it.

Realtà o “fantascienza”? Non ci resta che aspettare.

– La criopreservazione e la prospettiva dell’immortalità –

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