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Eroica Fenice

La Maschera

La Maschera al San Gennaro Day

La Maschera portatori di “alleria

Questa sera ritorna la terza edizione del San Gennaro Day, che sul sagrato del Duomo di Napoli riconoscerà il “miracolo” in terra dell’arte ai La Maschera. Una serata all’insegna dello spettacolo e della tradizione partenopea che quest’anno vede come protagonisti delle promesse della canzone italiana e napoletana. La Maschera è un gruppo di giovani talenti nato nella primavera del 2013 nell’hinterland del nord-est Napoletano dall’incontro tra il cantautore Roberto Colella, il trombettista Vincenzo Capasso e il bassista Eliano Del Peschio. Li avevamo intervistati per voi prima dell’uscita del loro disco e ora, a un anno di distanza, li abbiamo incontrati per chiedergli cosa è cambiato e quanto sono soddisfatti dei traguardi raggiunti.

Due chiacchiere con Roberto Colella, cantautore dei La Maschera

Prima di tutto, siete felici?
Felici e sempre alla ricerca di ‘carburante’ per la felicità!

Il primo album dei La Maschera, ‘O vicolo ‘e l’alleria, è uscito nel 2014, storie intense, ritmi eterogenei, ma sempre racconti di vita palpitanti, reali, mai innocenti, come la tradizione mostra e pretende, che ci sia sempre vita dietro le parole scritte e dentro la musica. Ad ascoltare le vostre canzoni viene in mente l’allegria napoletana, quella che nasconde e svela la malinconia di un sorriso apparente e di un mondo che abbraccia la sofferenza come si può abbracciare una croce, la realtà di una città piena di contraddizioni, che accetta sempre la gioia e il dolore a piene mani.
Da dove provengono le storie che raccontate?
Principalmente da sensazioni o stati d’animo strettamente legati ad una realtà con cui entro a contatto ogni giorno, realtà a volte meravigliosa, a volte scomoda. Vengono da un mix di fantasia e di storie che ogni giorno nascono e muoiono in solitudine nell’aria, nella nostra città.
Gli spunti e le idee arrivano sempre in silenzio quando intorno c’è il caos, e una volta colti, crescono nella mia stanza.

Vorrei che spiegaste per quale motivo un gruppo di ragazzi giovani decide nel 2015 di scrivere e cantare le proprie canzoni in napoletano. Non è solo la nascita che fa dei La Maschera dei giovani e sani portatori di tradizione linguistica e modernità.
Credo che ognuno debba trovare la via più semplice e naturale per esprimersi. Penso e sogno in Napoletano, amo il suono di questa lingua e la sua potenza espressiva. Non credo nei limiti che una lingua potrebbe imporre come spesso ci fanno credere, se ami una canzone, la comprendi e ti emoziona sempre, che sia essa scritta in Italiano, in Inglese, in Spagnolo, in Wolof o in Napoletano. La scelta sta tutta nel capire in che lingua si è soggettivamente più veri.

Questa sera sarete premiati nella vostra città, la definizione “miracolo in terra dell’arte” quanto la sentite vostra?
È un premio che ci onora fortemente. “Miracolo in terra dell’arte” è una definizione che vedo non nostra, ma di chiunque crei qualcosa in grado di far star bene anche una singola persona. L’arte in sé è un miracolo, la possibilità di vivere e raccontare storie è in sé un miracolo.. la musica (non necessariamente la nostra) è uno dei tanti miracoli dell’arte.

Cosa significa “fare musica” per La Maschera?
Semplicemente: stare bene, incontrare se stessi e gli altri.

Dove vi vedete fra 10 anni?
Non ho un’idea ben chiara di quello che saremo tra 10 anni o di dove saremo. Ci auguriamo di fare ancora musica e di stare ancora a Napoli!

C’è qualcosa che volete dire alle persone che ascoltano la vostra musica? O a chi non vi ascolta?
Uhm, un semplice “vulimmece bene”!