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Eroica Fenice

La polemica Burkini: e in spiaggia che si fa?

La polemica Burkini: e in spiaggia che si fa?

La polemica del Burkini, l’indumento usato dalle donne di religione islamica per stare in spiaggia, apre uno scenario epocale. Infatti, la discussione che può apparire a tratti banale o modaiola, rappresenta invece una spia dell’intolleranza che investe l’intera Europa.

Alcuni sindaci Francesi, non curanti della libertà di espressione, hanno vietato l’uso del Burkini sulle spiagge. La ragione è che tale indumento potrebbe permettere a donne-terroriste di nascondere armi o ordigni. Dunque in Francia, la stessa Francia che ha mostrato palesi falle nella sicurezza, si  vuole combattere il terrorismo e difendere la laicità vietando alle donne di religione islamica di esprimere la loro essenza, la loro spiritualità, la propria fede.

«Non fate come le rane che dal fondo del pozzo, guardano il cielo, e credono che tutto il cielo che vedono sia tutto il cielo esistente» scriveva Tiziano Terzani in risposta all’articolo della Fallaci, riguardante l’11 Settembre. Tale citazione è quanto mai attuale, poiché molte donne e molti uomini si comportano come quella rana: ciò che non riescono a vedere credono semplicemente che non esista. Il concetto di “mettersi nei panni degli altri” sembra essergli del tutto alieno.

Emblematico della chiusura mentale che nel progresso iper-tecnologico ed iper-capitalistico attanaglia leader politici, e le masse sempre più lobotomizzate, è stata la censura del post di Facebook pubblicato da un Imam, il quale mostrava delle suore che spensieratamente, vestite con indumenti tipici della cristianità, stavano in spiaggia. La “censura”, che è una pratica gravissima, mostra il paradosso della nostra società. Poiché una società che combatte per la libertà censurando e vietando alle persone di esprimersi non fa altro che creare un odio profondo verso se stessa.

Polemica Burkini: rispettare la spirituralità

La polemica del Burkini crea la possibilità di un discorso molto più ampio. Il discorso infatti arriva a lambire quel tema più ampio che è la spiritualità. Poiché non solo nello Stalinismo si vietava qualunque religione. Ovviamente, in paesi ove vi è la maggioranza di un unica religione, quelle minoritarie sono automaticamente represse.

Torna così facilmente in mente un documentario del 2015: Napolislam è un docufilm di 75 minuti del regista Ernesto Pagano, che studia l’Islam da anni e ha vissuto tre anni in Egitto. Il film racconta le vite di dieci napoletani che hanno deciso di convertirsi all’Islam.

Perché sempre più persone scelgono di convertirsi? E non all’Islam radicale, anzi, i 10 napoletani del documentario di Pagano criticano aspramente il terrorismo Jihadista, così come la società dei consumi che svia la popolazione verso archetipi distorti.

Per concludere

Burkini sì o Burkini no? La risposta più paradossale è quella che viene da alcune sedicenti femministe, secondo le quali le donne che indossano il Burkini e dunque il velo sono costrette a farlo. La contraddizione si cela dietro l’omissione del fatto che le donne occidentali sono costrette a indossare il tacco alto anche quando non vorrebbero, come simbolo di femminilità. Quale femminilità? Quella occidentale, ovvio.

L’emancipazione femminile non può dirsi attuata se ancora abbiamo attrici e donne dello spettacolo in Italia la cui unica qualità è la bellezza. “Rifarsi il seno è il Burka dell’occidente” dice un noto post di Facebook, non ancora censurato fortunatamente. Il problema principale è che troveremo donne che difendono le convenzioni, gli usi occidentali, e donne che li criticano; e, idem, le troveremo dalla parte Islamica. Dunque la condanna non va fatta a priori poiché, come il titolo del noto romanzo di Saramago recita, si rischia la “cecità”.

Secondo lo scrittore Fini, l’Occidente è un totalitarismo che in maniera anti-democratica esporta la democrazia; che in maniera dittatoriale vuole esportare la libertà.

Antonio Setola