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Eroica Fenice

l'eutanasia

L’eutanasia sui minori. Primo caso in Belgio

Se il 17 settembre non era già una giornata da ricordare per qualcosa in particolare, da quest’anno lo sarà. Infatti in Belgio è stata applicata, per la prima volta al mondo, l’eutanasia su un minore.

Già nel 2014 la camera belga aveva approvato l’estensione del diritto all’eutanasia ai minori di diciotto anni, ma soltanto dopo due anni si è applicata tale legge e ciò è avvenuto proprio il 17 settembre.

L’eutanasia sui minori e l’esplosione delle polemiche

Un diciassettenne ha così acconsentito, previa approvazione dei genitori, a farsi iniettare una serie di sedativi che lo porteranno alla “dolce morte”. Il tutto è avvenuto, usando le parole apparse sul quotidiano Het Nieuwsblad, “In silenzio e nella discrezione più assoluta“.

Non ci è dato sapere nulla sulle condizioni di salute del ragazzo ma, a detta del direttore del centro di controllo dell’eutanasia Wim Distelmans, questi “soffriva di dolori fisici insopportabili“. La scelta di concedergli una morte serena sembra essere stata la più giusta poiché lo stesso professore afferma che questa non va negata a nessuno, neanche ai minorenni.

Ma quando si parla di eutanasia, esplodono le polemiche e nel nostro paese non mancano. Il cardinale Angelo Bagnasco afferma che “Questi segnali di morte che arrivano ci addolorano e ci preoccupano come cristiani, ma anche come persone“. Il presidente dell’associazione cattolica, Alberto Giambino, rinnega il fatto che un minore possa decidere se terminare o meno la propria vita.

Il radicale Marco Cappato elogia la decisione del Belgio di applicare l’eutanasia senza ripensamenti e afferma che, al contrario, in Italia “Le leggi condannano alla clandestinità“. Proprio i radicali, da marzo di quest’anno, hanno proposto un disegno di legge sull’eutanasia che vede favorevoli il Movimento 5 stelle e SEL (Sinistra, Ecologia e Libertà).

In Belgio l’hanno fatto. Da noi quando?

Essendo abituati a casi come quelli di Piergiorgio Welby, Eluana Englaro o Terri Schiavo, si rimane spiazzati e stupiti per la giovane età di chi si è sottoposto all’eutanasia. Ma il diritto ad una morte dignitosa andrebbe concesso a chiunque e a discapito dell’età.

Di sicuro l’ingerenza di istituzioni come la chiesa e il rispetto di un certo codice etico che impone di non terminare per nessuna ragione al mondo la vita di un malato (anche di quello più grave), non aiutano. Morire serenamente ed evitare ulteriori sofferenze sia ai malati che ai familiari è un diritto che nessuna religione o moralità alcuna possono negare.

Dovremmo metterci nei panni di tutte quelle persone che sono “tenute in vita” (ovvero, in stato vegetativo) grazie a dei macchinari speciali  e che possono comunicare con gli altri solo attraverso sintetizzatori vocali, senza potersi neanche alzare per prendere un bicchiere d’acqua. Davvero vale la pena vivere in questo modo?

Ciro Gianluigi Barbato

 

 

 

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