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Eroica Fenice

Lis: le parole diventano segni

Nella nostra società, la diversità è intesa come ricchezza?

È questa la domanda che rimane fissa nella mia testa durante i caffè: per due pomeriggi ho scelto di ascoltare, seduto in un bar, due ragazze sorde per capire un altro modo di vivere la quotidianità.

Seduto davanti a loro con sguardo interessato, ho lasciato che si raccontassero, certo che i miei appunti in nessun modo avrebbero potuto portare al lettore la pienezza di alcuni sguardi e atteggiamenti.

Essere sordi vuol dire non udire ciò che ti circonda, ma la comunicazione con il mondo è un’altra cosa.

Questa comunicazione spesso non è ricercata, e viene abbandonata a priori se non ridicolizzata. Atteggiamenti sgraziati, smorfie, accompagnati da un gesticolare vistoso e fuori luogo minano la volontà del sordo che interagisce con l’udente.

Ci domandiamo come sia possibile questo approccio sbagliato verso l’altro, e la risposta sta forse nella mancata sensibilità come causa di tanti atti comunicativi mancati.

Una conseguenza può essere la successiva introversione del sordo, che diventa un insicuro comunicatore con l’udente, consapevole allo stesso tempo di non poter evitare totalmente il confronto.

Ecco che una difficoltà viene amplificata, e una società si presenta ostile verso il singolo.

La Lis, “Lingua dei Segni Italiana è il modo più efficace per abbattere tante difficoltà comunicative e rendere la diversità un’opportunità piuttosto che un problema.

Su lissubito.com si legge: La scelta della definizione “Lingua dei Segni Italiana” vuole sottolineare il fatto che si tratta di una lingua vera e propria, con un suo sistema di simboli e regole grammaticali, che viene usata dai membri di una “comunità”, e che, come tutte le lingue, muta nel tempo e nello spazio a seconda delle esigenze comunicative dei parlanti (e segnanti) della comunità stessa e ne definisce l’identità.

Basta osservare qualche dialogo in Lis per rendersi conto della potenzialità e della chiarezza espositiva che si riesce a raggiungere a differenza del semplice labiale.

Le ragazze sottolineano la difficoltà di parlare con chi non conosce la Lis per via delle incomprensioni e della fatica a cercare di comprendere le singole parole. Comunicare in gruppo senza Lis sarebbe impossibile.

In Italia la Lis non è riconosciuta, anche se largamente utilizzata e molte manifestazioni e flashmob hanno luogo per attirare l’attenzione su questo tema.

Nella mia università assisto da anni al lavoro dell’interprete, una figura fondamentale, una persona che mette materialmente il suo udito al servizio della società, che diventa una mano tesa verso il sordo, permettendogli di partecipare.

Andare in ospedale e non riuscire a comunicare con il personale, non poter decidere di partecipare liberamente a qualsiasi corso o spettacolo, sono solo alcune delle difficoltà ancora presenti.

È auspicabile che in un futuro prossimo si cerchi di andare verso una società più attenta alle esigenze di tutti.           

Saluto le mie amiche facendo tesoro di quella chiacchierata e ricordandomi che… la diversità è ricchezza.

Lis, le parole diventano segni