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Eroica Fenice

L’Italia e la dignità dell’amore

Normale e tradizionale. Una maglietta che ha due maniche e abbastanza stoffa da tenere coperto il busto di una persona è normale. Un Natale passato in famiglia, mangiando pandoro e frutta secca sotto le luci intermittenti di un albero, fa parte della tradizione di gran parte del mondo. Ma se parliamo di persone, di essere umani, beh, allora dovremmo rivedere il vocabolario troppo ristretto che a volte la società sfoggia in diverse occasioni. «Non metterei in una nostra pubblicità una famiglia gay perché noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono purché non infastidiscano gli altri»,

Molti credono che con questa frase,  Guido Barilla abbia perso un’ottima occasione per tacere. E come si potrebbe mai pensare il contrario.  Se solo l’uomo della pasta sapesse quanto le donne siano infastidite da quelle pubblicità in cui sono solo esseri femminili a cucinare, a mettere in tavola, ad accogliere con un sorriso da geisha uomini in doppiopetto che tornano a casa da un lavoro di successo, potrebbe, forse, avere la decenza quantomeno di chiedere scusa per l’indelicatezza. Ma credo proprio che il problema di questo paese sia un altro. Penso che fino a quando ci sarà qualcuno che, per ogni occasione, sottolineerà la differenza tra due categorie di persone in base al sesso o in base a qualsiasi altro parametro  che non caratterizzi la vita di una persona, allora l’evoluzione sarà ben lontana.

Il compito di un paese civile non è quello di controllare i pensieri dei cittadini e di renderli uniformi ad un unico pensiero, ma quello di far sì che menti razziste e selettive, non ostacolino il vivere quotidiano degli altri e i loro diritti. Nessuno dispone di verità assolute e quindi ognuno può pensare ciò che meglio crede. E’ o non è, questo, il principio base della democrazia? Ma se questi stessi pensieri vengono a ledere la dignità di qualsiasi altro essere vivente, allora i microfoni dovrebbero essere spenti, le televisioni assenti, occhi distolti e orecchie rivolte altrove. Le persone non sono magliette o alberi di Natale. Le persone non sono normali o anormali, tradizionali o innovative. Le persone sono semplicemente persone. Ciò che accade sotto le lenzuola di tutto il mondo, lasciamolo lì, nell’intimità di vite che nulla devono a nessuno, lasciamolo dietro porte che proteggano gli amori e la loro dignità.