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Eroica Fenice

Londra, attentato al Parlamento: due vittime e diversi feriti a Westminster Bridge

Londra, attentato al Parlamento: due vittime e diversi feriti a Westminster Bridge

Sono tempi duri, questi. Tempi in cui una legittima pretesa di normalità viene incalzata costantemente dalla minaccia del terrore. E mentre il normale svolgersi delle nostre esistenze occidentali si scontra quotidianamente con l’esigenza di misure di sicurezza sempre maggiori, l’ennesimo attentato allunga la scia di sangue di un’Europa colpita dritta al cuore e che non accenna a risanare le proprie ferite.

A distanza di un anno esatto dai fatti di Bruxelles, dove lo scorso 22 marzo 2016 due bombe all’aeroporto internazionale uccidevano sedici persone e ne ferivano in centinaia, questa volta siamo a Londra, già sotto i riflettori  per i recenti risvolti della spinosa questione Brexit.

Sono le 15:53, ora locale, quando il suono di alcuni spari davanti al Parlamento cattura l’attenzione dei passanti. Poi è il caos. Un’automobile nera si scaglia letteralmente sui pedoni in Westminster Bridge, poi si va a schiantare contro il cancello dell’edificio. Sono in 12 a terra. Una donna muore, mentre un’altra viene sbalzata dal ponte, per essere poi recuperata dalle acque del Tamigi con diverse ferite che ne rendono immediato il ricovero nel vicino ospedale di St. Thomas.

Alcuni testimoni riferiscono di aver visto subito dopo un uomo di piccola statura, tarchiato, dai tratti asiatici e sulla quarantina scendere dall’auto armato di due coltelli da cucina coi quali assale e ferisce un poliziotto di guardia all’ingresso del Parlamento. L’agente, soccorso in un primo momento dal vice Ministro degli Esteri inglese, muore poco dopo l’aggressione. Intanto, mentre il numero dei feriti rimane ancora imprecisato, la seduta in corso a Westminster viene immediatamente sospesa. Sono le 16:03 quando la premier Theresa May viene evacuata: proprio la May, tra l’altro, presiederà in queste ore il Comitato di emergenza per la sicurezza (Cobra), mentre Scotland Yard è attivamente impegnata a chiarire le dinamiche e, soprattutto, la natura dell’attentato.

Londra, dodici anni fa l’attentato di matrice jihadista della metro. Torna l’incubo terrorista?

Per Scotland Yard non ci sono dubbi: come riferisce la BBC, sin dal primo momento l’attentato di Westminster è stato trattato come un attentato di matrice terroristica.

L’attentatore, sul quale ancora non ci sono notizie certe, sarebbe stato ucciso da tre agenti in borghese subito dopo aver falciato i pedoni a bordo di un fuoristrada grigio proveniente dalla riva opposta del Tamigi sul Westminster Bridge.

Intanto, tutta la zona è stata evacuata, gli edifici blindati, il traffico interrotto. Il primo cittadino inglese, il sindaco Sadiq Khan, commenta l’accaduto su Twitter, invitando alla massima attenzione e a consultare il sito della polizia metropolitana, che a sua volta scrive in un comunicato che “si sta trattando l’incidente di Westminster come un attentato terroristico”.

Mentre le notizie giungono da più fronti e risultano essere ancora frammentarie e in alcuni case confusionarie, lo sgomento è palpabile per le strade della città. All’ombra del Big Ben, sembra di rivedere gli stessi volti spaventati, gli stessi sguardi colmi di terrore e di pena di dodici anni fa, quando il 7 luglio 2005 tre bombe fatte esplodere da tre kamikaze islamici provocarono 56 morti e oltre 700 feriti tra le stazioni della metropolitana di Liverpool Street, Aldgate e Aldgate Est.

In attesa di nuove notizie dalle agenzie di stampa e dalle fonti ufficiali, che possano chiarire l’accaduto e confermare il bilancio provvisorio di 2 vittime per ora accertate e di 12 feriti, ci si chiede con una punta di amarezza quanto coraggio reclamino questi giorni di guerra non dichiarata, imprevedibile e subdola che ancora una volta presenta il conto dei suoi morti. Quel coraggio di andare a un concerto rock a Parigi, di fare un giro ai mercatini di Natale a Berlino, di passeggiare a Nizza o di prendere un aereo a Bruxelles. A patto che vivere la normalità si possa davvero definire coraggio.

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