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Mala sanitas: aborti e intercettazioni a Reggio Calabria

Mala sanitas: aborti e intercettazioni a Reggio Calabria

Episodi di malasanità si presentano con sempre maggiore frequenza negli ospedali italiani, ma di recente una serie di situazioni e circostanze veramente tragiche hanno portato le Fiamme gialle alla mobilitazione. All’alba del 21 aprile scatta il blitz della polizia tributaria della Guardia di Finanza che sconvolge l’attività degli ospedali riuniti di Reggio Calabria. In particolare l’inchiesta, dopo che le forze dell’ordine hanno notificato ai medici e al personale sanitario dell’ospedale l’ordinanza di custodia cautelare, è partita per i reparti di Ostetricia e Ginecologia, di Neonatologia e di Anestesia dell’Azienda ospedaliera “Bianchi-Melacrino-Morelli”. I capi d’imputazione riguardano falso ideologico e materiale, distruzione e occultamento di atti veri con l’aggiunta di un’interruzione di gravidanza senza consenso della partoriente.

L’inchiesta ” Mala sanitas ” e i provvedimenti

L’indagine, che ha preso il nome di “ Mala sanitas ”, è in corso già dal 2010, a causa di alcuni episodi riguardanti il decesso di due neonati, le lesioni che hanno reso invalido un altro bambino, le crisi epilettiche di una partoriente, le lacerazioni subite da altre pazienti e anche il procurato aborto di una donna non consenziente. Attualmente quattro medici sono stati sottoposti agli arresti domiciliari tra cui l’ex primario dell’unità operativa Pasquale Vadalà e il medico Alessandro Tripodi, nipote del capomafia Giorgio De Stefano. Altri sei sono stati, invece, sospesi per 12 mesi. Nelle mani dei pm, che reputano sia stato montato dall’intero apparato sanitario un vero e proprio sistema di copertura illecito, attuato in occasione di errori medici, sono capitate delle intercettazioni definite “della vergogna”. Uno dei tanti casi è quello che riguarda Cornelia Ficara che, come ha evidenziato lo stesso Tripoli nelle telefonate riportate dal Messaggero, dall’intervento a cui è stata sottoposta, l’anno successivo, dopo una serie di complicanze, è deceduta. Persino la stessa sorella del medico, Loredana Tripodi, ha visto il proprio caso essere preso in considerazione dal gip, perché costretta a sua insaputa a un aborto dopo che il feto era stato considerato affetto da patologie cromosomiche: «Fagliela tragica, hai capito? Dille che c’è un distacco e non si può far nulla», prima di continuare, dopo le rimostranze del suo interlocutore, con «senza dirle un cazzo, le metto il Cervidil e le spiego che sospendiamo la flebo». Una serie di trattamenti crudeli, affrontati con disprezzo e non curanza, riservati – come se la cosa potesse essere più grave davvero – addirittura a uno dei membri della propria famiglia, mentre c’era già chi si trovava consapevole e affermava, senza intervenire, «Mamma che scempio, povera chi ci capita».

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