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Eroica Fenice

Malala Yousafzai: Premio Nobel per la Pace 2014

Malala Yousafzai: Premio Nobel per la Pace 2014

 “Questo premio non è solo per me. È per i bambini dimenticati che vogliono un’istruzione. È per i bambini spaventati che vogliono la pace. È per i bambini senza voce che vogliono il cambiamento. Sono qui per i loro diritti, per dare loro voce… Non è il momento di averne compassione. È il momento di agire, per fare in modo che sia l’ultima volta che a dei bambini è sottratta l’istruzione. Ho notato che le persone mi descrivono in molti modi. Alcuni mi chiamano la ragazza cui i talebani hanno sparato. Alcuni la ragazza che ha combattuto per i suoi diritti. Altri, ora, mi chiamano la premio Nobel. Per quanto ne so io, sono sono una persona impegnata e testarda che vuole che ciascun bambino abbia un’istruzione di qualità, che vuol pari diritti per le donne, che vuole la pace in ogni angolo del mondo.”  (tratto dal discorso di Malala Yousafzai)

Malala Yousafzai è la più giovane nella storia a ricevere il Premio Nobel per la Pace, solo diciassettenne viene presentata agli occhi del mondo come la fautrice della lotta contro l’ignoranza, la paladina dell’istruzione.

Nella capitale norvegese ad affiancarla ricevendo lo stesso premio, è Kailash Satyarthi, presenza che rafforza il simbolo di due culture, quella pachistana e quella hindù, che convivono e lottano per un unico scopo: “la battaglia contro la repressione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’educazione”, come egli stesso afferma.

Una storia sicuramente non facile quella della giovanissima ragazza che chiedeva nient’altro che la possibilità di studiare.

La storia di Malala Yousafzai

Il 9 ottobre del 2012 rifiutò di accettare il divieto di andare a scuola imposto dai militanti alle bambine. Malala allora solo più che quindicenne, con tutta la forza che una giovane può possedere, decise di lottare, ma fu fermata; ferita gravemente alla testa fu costretta a scappare in Gran Bretagna, dove nell’ospedale di Birmingham trovò un equipe medica capace di rimetterla in sesto pronta per tornare tra i suoi adorati banchi di scuola.

Nella Edgbaston High School, una scuola superiore per ragazze, iniziò il suo studio di saggi che le hanno insegnato che “i giovani possono contribuire a migliorare la loro stessa situazione”. Nella sua terra, il Pakistan, i talebani la accusavano di voler promuovere il pensiero occidentale, un occidente che permette alle giovani donne di poter aprire un libro ed iniziare a pensare di essere capaci, tramite l’istruzione, di poter non stravolgerlo, ma migliorarlo il mondo in cui si vive.

L’eroica ma piccola donna nel suo discorso parla della sua religione, del Corano, dal quale ha colto sin da subito la parola Iqra, che vuol dire “leggere”, e la parola nun wal-qalam, che vuol dire “con la penna”, che “un bambino, una maestro, una penna, possono cambiarlo il mondo”. Un sorriso misto ad orgoglio quello che trapela sul suo viso, un tono sicuro il suo, parole pronunciate con certezza: d’altronde ha fatto tanto per conoscerle bene.

Ad oggi purtroppo, diversi sono i Paesi orientali nei quali è vietato il diritto allo studio, soprattutto per le donne.

Il sogno di Malala è quello costruire una scuola nel suo villaggio per far sì che tutti i suoi amici possano avere tutte le possibilità che hanno gli altri bambini occidentali: di formarsi tramite l’istruzione. E quella di Malala è una voce che si alza, con un impeto, con forza, con coraggio, una donna impavida che fa parte di un coro che non emette musica.

Ma prendete un foglio, una penna e tentate di trasformarlo il mondo; perchè Malala Yousafzai, lottando, ha iniziato il cambiamento.