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Eroica Fenice

Maometto e zio Sam: cosa non dicono sull’ISIS

Si sente ormai parlare soltanto dell’ISIS (Islamic State of Iraq and Syria), ma non di perché esiste e di cosa potrebbe esserci dietro tutta l’organizzazione.

I media internazionali sostengono che l’intento della milizia musulmana sia di creare un’identità statuale, il cosiddetto Stato Islamico (IS), nell’area geografica compresa tra la Siria e l’Iraq, territorio coinvolto nei maggiori scontri degli ultimi venti anni (Seconda Guerra del golfo, primavera Araba, guerra civile siriana) e di grande importanza geostrategica sia per posizione che per risorse energetiche.

Numerose fonti ci riferiscono infatti che i miliziani che combattono tra le fila dell’ISIS furono in realtà addestrati dalla CIA nei campi in Giordania e vennero inizialmente ascritti alla storia come le “forze moderate” sunnite che sfidarono la sanguinosa dittatura dell’alawita al-Assad in Siria, nel bel mezzo della rinomata primavera araba, dando vita ad una sanguinosa guerra civile che tutt’ora dilania il paese.

La nascita della milizia islamica sunnita che oggigiorno terrorizza l’occidente è dunque in realtà una costruzione dello zio Sam allo scopo di soddisfare una motivazione geostrategica ben precisa: una nuova guerra imperialistica rivolta ai territori mediorientali che permetterebbe agli americani di gestire le più importanti riserve di materie prime mondiali.

A tale scopo gli Stati Uniti avrebbero strumentalizzato un conflitto religioso che vede contrapporsi le forze sunnite a quelle shiite iraniane e a quelle alawiti siriane, entrambe gravitanti nell’orbita russa.

Infatti, destabilizzare gli equilibri politici in Medio Oriente permetterebbe agli americani non solo di controllare le riserve petrolifere presenti, ma di ostacolare un recente accordo stipulato da Iran, Iraq e Siria con il beneplacito della Russia per costruire un condotto per trasportare gas e petrolio nel Mediterraneo. Tutto ciò consentirebbe anche di tenere sotto scacco Russia e Cina, che preoccupano non poco gli Stati Uniti.


Gli USA avrebbero infatti acceso la miccia di questo conflitto per permettere alla NATO di penetrare nei territori mediorientali e occupare Stati vicino l’Iran, come Siria e Libia, circondandolo. Inoltre, avvicinarsi all’Iran significherebbe avvicinarsi anche a Russia e Cina, attraverso l’area del Caucaso e in quella dello Xinjiang, dove gli stessi americani starebbero fomentando reazioni di estremisti musulmani.

Tuttavia, la pericolosa avanzata del Califfato islamico lungo il flesso libico-egiziano sembra sempre meno funzionale agli interessi geopolitici degli Stati Uniti e sempre più una variabile pericolosa ed imprevedibile per i futuri scenari politici del mondo islamico e, secondo alcuni, di tutta la regione mediterranea.

Tutto ciò aiuta anche a spiegare il clamoroso voltafaccia degli Stati Uniti che dopo aver creato la milizia islamica più celebre al mondo stanno invece fornendo armi ai Curdi per combattere l’avanzata dell’ISIS nel territorio tra Iraq, Siria e Turchia, convenzionalmente chiamato Kurdistan. Lo scopo non è la lotta ai guerrieri dello stato Islamico, né proteggere il popolo curdo, ma proteggere la riserva petrolifera di Erbil dove si sono insediati i Curdi e tutelare gli interessi delle multinazionali del petrolio presenti nell’area.

In questo senso, inquadrare la nascita dell’ISIS nell’ottica dell’attuale GREAT GAME per la conquista delle principali risorse della terra, può aiutare a comprendere la vera ragione dell’esistenza della milizia che oggi terrorizza le democrazie occidentali, che dal canto loro si mostrano politicamente disunite e confuse sul da farsi.

Ancora una volta si è scelto di strumentalizzare pericolose ideologie per soddisfare interessi economici ben precisi e le spaventose esecuzioni di cristiani sulla sponda sud del Mediterraneo sono solo l’inizio di un conflitto religioso che sembra rievocare i fasti di Lepanto.

Combattere per esportare democrazia, libertà e diritti civili nel mondo è un’impresa particolarmente difficile, specialmente se si sceglie di autoricompensarsi con le materie prime. Intanto, la tensione mediatica cresce, rendendo la minaccia più che reale ed i sanguinari soldati del Califfo più vicini.

-Maometto e zio Sam: cosa non dicono sull’ISIS-

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