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Eroica Fenice

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Mare Nostrum: morire di speranza si può

È questo ciò che accade nelle acque del Mediterraneo periodicamente da molti anni a questa parte.

Ultimamente, però, il fenomeno ha subito un notevole incremento.

Uomini, donne e bambini che, in fuga da guerre e persecuzioni, hanno trovato la morte nel tentativo di chiedere asilo in Europa.Offrire una casa, un lavoro, un posto letto, le cure mediche necessarie sono tutti diritti umani fondamentali difficili da garantire in questo momento storico particolare.

La fine dell’operazione umanitaria Mare Nostrum che ha realizzato più di 500 interventi, salvando da ottobre 2013 ad oggi, oltre 100 mila vite umane e arrestato numerosi scafisti, è stata dichiarata dal Ministro dell’Interno Alfano nel corso della conferenza stampa tenutasi a Palazzo Chigi.

Attualmente, poi, la sua stessa fine si pone come una vera e propria sconfitta per il diritto d’asilo.
Conseguentemente, è stato annunciato l’avvio, a partire dal 1 novembre, della missione Triton gestita dall’agenzia europea “Frontex Plus”, risultato del vertice tra il Ministro Alfano e il commissario Cecilia Malmstroem, che ha come obiettivo quello di rafforzare lo sforzo europeo nel Mediterraneo, in tema di immigrazione ed emergenza sbarchi.
In sostanza, cosa cambia?
Le navi UE non si spingeranno in acque internazionali e avranno solo un ruolo di controllo e non di soccorso umanitario, diversamente da Mare Nostrum nata proprio in seguito alla tragedia dell’ottobre 2013 in cui persero la vita 360 migranti.
La nuova operazione sarà, inoltre, finanziata da fondi europei e quindi nessuna spesa intaccherà il bilancio italiano. Dunque, ancora una volta gli interessi economici prevalgono su tutto, persino su migliaia di vite che potrebbero essere salvate.
Eppure accompagnare, servire, difendere i diritti dei rifugiati e degli altri migranti sono diritti sanciti dalla stessa Costituzione Italiana che, all’articolo 10, così riporta:

«lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge».

Inoltre, la partecipazione alla suddetta missione è lasciata alla volontà dei singoli Stati membri che, attraverso un bando, decideranno se e come contribuire.
Ed è proprio la partecipazione su base volontaria che ha suscitato numerose polemiche: i paesi dell’Unione, infatti, sceglieranno se ed in che misura sostenere Triton senza alcun obbligo concreto.
Si innestano , su questo punto, dinamiche alquanto complicate: molti sono i paesi dell’Ue che considerano i rifugiati soltanto un peso per la comunità e fino ad ora solo Francia, Germania e Spagna hanno confermato il sostegno all’operazione.
Una caratteristica fondamentale, a parer mio, tipica del nuovo modo di legiferare pare essere la dimenticanza storica applicata alla stesura di norme che privilegino il benessere a discapito del sociale.
In un mondo che pensa, o meglio, che finge di pensare, al “globale” si dovrebbe capire che le migrazioni sono il prodotto inevitabile di un “ordine”, quello appunto della globalizzazione e che l’emigrazione non è improduttiva a priori, che i sostegni economici inviati in patria dagli stranieri rappresentano un importante aiuto per chi non vuole emigrare ed infine che, senza la manodopera straniera, interi settori dell’economia si troverebbero in crisi.
Probabilmente, l’Europa non risolverà mai il problema di mettere in sicurezza le persone, se ancora non è in grado di rispondere in maniera strutturale alla domanda: una persona che, oggi, scappa dall’Eritrea, dalla Siria, dalla Somalia come fa ad arrivare legalmente in Europa per chiedere asilo?
La questione è stata ignorata dai governi nazionali che, attualmente, hanno dimostrato di non voler dare una risposta.
Ma la realtà non dovrebbe essere totalmente differente? Nessuno più ha o sente il “dovere” morale di contribuire ad un cambio di prospettiva, aprendosi all’altro?

La fine di Mare Nostrum: morire di speranza si può

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