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Eroica Fenice

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Mattarella a Lampedusa per il Museo della Fiducia

È in visita a Lampedusa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Accompagnato da ministri, funzionari ed altre cariche, il Capo dello Stato ha inaugurato il Museo della Fiducia e del Dialogo, dove sono state raccolte ed esposte decine di opere d’arte provenienti dai musei di tutto il mondo.

Prendendo ad esempio il caso della piccola Favour, la bambina nigeriana di 9 mesi salvata pochi giorni fa dalle acque proprio nel piccolo hotspot del Mediterraneo, Mattarella non ha potuto fare a meno di ricordare coloro ai quali il mare stesso ha negato la speranza di intraprendere altrove una vita migliore. Una speranza che Lampedusa, il punto più a sud dell’Europa, continua ad ogni nuovo sbarco a riaccendere in quanti, invece, riescono ad approdare sui litorali della piccola isola delle Pelagie.

«L’Italia e l’Europa sono debitori di riconoscenza a questo posto e anche nelle zone in cui si manifesta indifferenza e chiusura ci si renderà conto di quel che abbiamo fatto a Lampedusa», ha dichiarato Mattarella dinnanzi a una folla gremita, tra cui esponenti politici, intere scolaresche e Pietro Bartolo, il medico dell’ambulatorio protagonista del film “Fuocoammare”.

Poco prima di inaugurare il Museo, al quale è pervenuto anche l’”Eros Dormiente” del Caravaggio, considerato il simbolo dell’accoglienza e della speranza per le circostanze nelle quali fu dipinto, il Capo dello Stato non ha potuto fare a meno di fermarsi per qualche istante a contemplare la “Porta d’Europa”, l’opera del maestro Mimmo Paladino istallata nel 2008 a Lampedusa in omaggio ai migranti.

Mentre Lampedusa restituisce la vita a chi ha creduto di perderla, è il mare a restituire alla terra i corpi di centinaia di uomini, donne, bambini

 

A 9 ammontano i morti accertati del naufragio che a Sud di Creta ha visto affondare un barcone di circa 25 metri del cui equipaggio si sono salvate 350 persone: secondo l’Oim (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni) a bordo dell’imbarcazione, salpata probabilmente dal Nordafrica, ci sarebbero state almeno 700 persone.

Ma sono i 25 chilometri di litorale di Zuwara, città costiera della Libia, il vero scenario di un orrore che pare non volerne sapere nulla di concedere una tregua al suo continuo replicarsi: 117 corpi sono stati ad oggi recuperati, tra la sabbia e i pochi effetti personali riportati a terra dalla risacca incessante di un mare in cui si continua a morire.

“L’Europa inizia da qui” su uno striscione esibito orgogliosamente dai lampedusani, accorsi ad accogliere insieme alle istituzioni il presidente Mattarella.

 

Ed è proprio all’Europa che si sta rivolgendo in queste ore Amnesty International, chiedendo a gran voce che i migranti non vengano rispediti in Turchia. L’accordo dell’Ue con Ankara, secondo il direttore per l’Europa e l’Asia centrale di Amnesty John Dalhusein, non garantirebbe infatti un’effettiva sicurezza per i migranti, che andrebbero incontro solo all’ennesima violazione dei loro diritti più elementari e a quella stessa povertà alla quale tentano ogni giorno di sfuggire.

Ma limitarsi a provvedere alla prima accoglienza di coloro che scampano ai naufragi, sempre più frequenti, in mare non è abbastanza: occorre garantire integrazione, la possibilità di inserimento in una comunità che non preveda frontiere, né muri, ma solo porte come testimonia, in bilico tra i sassi e gli arbusti di contrada Cavallo Bianco, l’opera di Paladino.

E’ questa anche l’opinione di Alessandro De Lisi, uno dei curatori della mostra lampedusana, il quale in un’intervista a Radio 1 Rai, ha ribadito in merito al Museo della Fiducia che la loro «è una sfida culturale. Il Comune di Lampedusa-Linosa, il Comitato 3 ottobre e First Social Life hanno immaginato la possibilità di costruire un nuovo luogo, uno spazio nel quale dimostrare che per cominciare a costruire il ‘welfare della fiducia’ si deve sempre partire dal riconoscimento delle identità comuni e molteplici di tutto il Mediterraneo».

Una sfida aperta, che Lampedusa ha deciso di accogliere.

In nome dell’Europa.