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Eroica Fenice

Mondiale Brasile 2014: ri-morsi

Si perde tutti, ma c’è chi perde di più.

Dopo l’indimenticabile successo del 2006, nello stesso pomeriggio in cui il tifoso napoletano Ciro Esposito lotta per la sua sopravvivenza, l’Italia torna a casa per la seconda volta di fila da un mondiale già al termine della fase a gironi.

La partita contro la ”Celeste” di Suarez e Cavani fotografa perfettamente il deludente mondiale brasiliano: è sufficiente una sostituzione per mandare gli azzurri in tilt. Dopo un primo tempo dominato a centrocampo, la partita è ormai diretta verso la sua naturale conclusione: 0. Tuttavia il CT sembra volersi cautelare e, non senza ricevere qualche fischio dagli spalti, sostituisce il pupillo Balotelli per far spazio alla solidità di Parolo.

Questa scelta si rivela un fallimento, perché l’Italia in attacco non si vede praticamente più, i cross dalle fasce diventano inutili per un solo attaccante che soffre l’inferiorità numerica e i fino a quel momento eccezionali Pirlo e Verratti non trovano più l’uomo da servire, in grado di creare filtro e connessione tra i due reparti. Alla fine l’Italia incassa i colpi, Marchisio viene ingiustamente espulso, Buffon resiste, Suarez morde, e proprio mentre dalla panchina Cerci e Perin continuano a reclamare la sua espulsione, sul corner successivo, il solito Godìn (eroe mancato della finale di Champions) porta l’Uruguay in vantaggio.

L’Italia non è l’unica big del calcio internazionale a uscire subito, senza lasciare traccia. Prima di lei la Spagna e l’Inghilterra.

Oggi non è difficile ascoltare al bar gente che discute di questi tre disastri, persone che sostengono sarebbe bastato evitare quella tanto discussa sostituzione, lasciar spazio a un Giuseppe Rossi acciaccato piuttosto che a un Cassano in forma ”smagliante” (al pari di Mario Balotelli per quanto riguarda le discussioni con i compagni), non permettere a un fischietto messicano, il quarantenne Rodriguez, di arbitrare una partita tanto importante quanto decisiva. O più semplicemente, sarebbe bastato avere il coraggio di dire ai vari Xavi, Gerrard, Iniesta, Buffon, Motta, Cassano, Casillas, Villa… ”Gigi, Thiago, Antonio, siete stati dei calciatori fantastici, i migliori del vostro tempo, ma adesso siete pronti per un buon club nordamericano”. Evidentemente però, il nostro allenatore avrà pensato: ”Siamo vice campioni d’Europa, ex campioni del mondo, medaglia di bronzo della Confederations Cup… e quando la nave affonda, si affonda tutti insieme”.

Ora eccoli lì Prandelli, Del Bosque, Zaccheroni, Capello (guarda caso quasi tutti provenienti da un calcio ormai mediocre e sorpassato come quello italiano) nelle sembianze di una foca dispersa su un’isola di ghiaccio circondata da orche affamate: tifosi e giornalisti pronti ad assalirli.

Eccoli lì, su quel frammento del pack in procinto di sciogliersi a causa delle elevate temperature di Manaus.

Lì, sapendo che una speranza ancora c’è, perché il concepimento di una grande rinascita può essere solo una grandissima sconfitta… e toccato il fondo, si può soltanto risalire.

-Mondiale Brasile 2014: ri-morsi-