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Eroica Fenice

Napoli e il brutto vecchiaccio di vico Maiorani

Napoli, centro storico, vico Maiorani 39: un’antica statua raffigurante una divinità fluviale è inglobata nel soffitto di un bagno abusivo.

Questa non è la Napoli che ci piace!

Episodî come questo sono, invero, meno rari di quel che si creda e, purtroppo, gettano cattiva luce su una città che è una vera e propria miniera – dal punto di vista storico ed artistico -, ma che, spesso, non sa difendere e preservare il proprio patrimonio culturale da incivili scempî di tal fatta.

Ed appare persino tragicomico – o, se preferite, ridicolo ed ingiuriosamente irritante, ad un tempo – che ad essere inglobato in un bagno abusivo sia proprio una divinità fluviale!

Il “brutto vecchiaccio” – per mutuare l’espressione con la quale fu definito, nel XIX secolo, dall’ Accademia Pontaniana (la quale, tuttavia – occorre precisarlo – aveva l’intento di smentire l’idea che la statua raffigurasse il poeta, umanista ed uomo politico Giovanni Pontano, intellettuale di spicco della corte aragonese) – raffigura una divinità fluviale. Le sue fattezze di vecchio barbuto lo rendono iconograficamente affine al dio Nilo (ubicato lungo Spaccanapoli, all’inizio di via San Biagio dei Librai) e al Sebeto (il mitico fiume – che separava Parthenope da Neapolis – menzionato da Stazio nelle Silvae e da Columella nel De re rustica e rappresentato nella fontana di Mergellina). L’identificazione con un – al momento ancora anonimo – dio fluviale sarebbe supportata anche dal legame tra il vico Maiorani e l’acqua: vico Maiorani parrebbe identicabile con Vico Pistorius, ricco di mulini ad acqua, adoperati per macinare il grano.

Per secoli, il dio fluviale ha – per così dire – protetto il palazzo sito nel Vico Maiorani. Si ricordi che si tratta di un palazzo d’importanza storica: se, da un lato, parrebbe priva di fondamento la leggenda, secondo la quale il palazzo sarebbe stato la dimora di Pontano (leggenda che fu smentita, nell’ottocento, dall’Accademia Pontaniana), dall’altro è storicamente accertato che il palazzo funse da sede per l’Accademia dei Placidi, alla quale aderirono importanti personalità del mondo della cultura, dell’arte e della scienza.

(Peraltro, la leggenda legata alla figura di Pontano, benché falsa, attesta comunque un certo interesse per questo palazzo, di cui il popolo intendeva amplificare l’importanza storica, legandolo al grande umanista napoletano.)

In realtà, lo scempio è stato realizzato già da diversi decenni e gli attuali proprietari – due vecchietti – asseriscono acquistato l’appartamento già “comprensivo” di bagno abusivo.

Solo di recente, la questione è stata riaperta, grazie all’intervento di un gruppo di studenti fuori-sede, che, con l’intento di ”salvare” il dio fluviale, si sono rivolti a “Il Mattino”, per offrire maggiore risonanza alla propria indignazione. Il bagno abusivo non solo intrappola il povero dio fluviale, inglobandolo come se esso stesse annegando… fra “sabbie mobili” di cemento, ma interrompe anche la continuità con altre opere d’arte del palazzo.

Infatti, nella zona posta al di sotto del bagno, sono presenti, fra l’altro, una raffigurazione di san Lorenzo ed un’epigrafe latina – una vera e propria epigrafe “parlante”, che dà voce alla fontana (la quale funge, quindi, da “persona loquens” del distico) e che, in traduzione, recita così: “Io vi offro acqua, ma, se volete del buon vino, il padrone di casa ve ne darà in abbondanza.”

Speriamo che il povero dio fluviale di Vico Maiorani riacquisti, al più presto, le sue prerogative divine, senz’esser più considerato solo come un “brutto vecchiaccio”!

Napoli e il brutto vecchiaccio di vico Maiorani

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