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Eroica Fenice

Napoli: per il Telegraph è “la più bella”

«Napoli, vibrante, caotica e gloriosamente fatiscente, è un luogo dove la vita, il romanticismo e la morte sono intrecciati con passione». Sulle pagine on-line del quotidiano britannico The Telegraph, nella sezione dedicata al turismo, il 10 aprile è apparso un ricco reportage di Stanley Stewart sulla capitale del Mezzogiorno, proclamata “Città più bella d’Italia”. Eloquente fin dal titolo: “Napoli: passione e morte di un gioiello sottovalutato in Italia“. Come a dire, la città-incarnazione dei termini dualistici del dissidio cosmico, Ἔρως e Θάνατος.  

NAPLES: PASSION AND DEATH IN ITALY’S UNDERRATED GEM

L’autorevole redattore fin dall’incipit confessa di essersi innamorato del capoluogo campano, «the city that invented pizza». Nei meandri dell’affascinante Museo Archeologico, nelle stanze della collezione erotica del Gabinetto segreto, alcuni reperti pompeiani – mitologici e sensuali – colpiscono la sua attenzione. «Gli abitanti di Pompei erano gente abbastanza vivace… I falli del Gabinetto sono dotati di ali di Cupido e campanelle», sottolinea divertito, osservando alcuni curiosi reperti fallici.

Napoli «non è una città moderata – prosegue. Le voci sono alte, i saluti chiassosi, le pizze favolose, la guida atroce, l’architettura gloriosa, i riti religiosi strani. Con il suo centro storico, è oscuramente e meravigliosamente bella, ma anche cruda, passionale, segreta, generosa e sfacciatamente corrotta e corruttrice. Ne amo la teatralità, il caos orientale delle strade, l’architettura che ha avuto inizio con gli antichi Greci e si è conclusa con il Barocco». Anche i toni vocalici sono «grassi e sensuali» all’orecchio dell’inglese, che ama «i suoi bar trasandati, dove il caffè è servito già zuccherato; le pasticcerie, con le delicate sfogliatelle piene di crema; le friggitorie, con i ruggenti forni a legna e le gorgoglianti pizze; i dorati specchi e gli stupendi dipinti Belle Époque del Caffé Gambrinus».

Quello che Stewart apprezza di più è, però, «la resistenza di Napoli alla gentrificazione», ossia ai cambiamenti urbanistici e socio-culturali di un’area urbana tradizionalmente popolare, determinati dall’acquisto d’immobili da parte della borghesia. «Ci sono quartieri eleganti e alla moda come Chiaia – osserva -, ma il cuore pulsante di questa città, i vecchi quartieri del centro storico, i palazzi fatiscenti, le stradine anarchiche, non sono state sterilizzate con wine bar alla moda. Napoli era ‘shabby chic’ prima che la frase fosse stata inventata e rimane ostinatamente fedele a se stessa. Questa è Napoli, restia ad ogni imposizione».

Passeggiando tra i vicoli e le meraviglie nascoste in chiese e bassi, il viaggiatore britannico cattura flash quotidiani, incantato e sconvolto da tanta vita: i panni stesi, le vespe usate per traslochi, i devoti in processione per la Madonna dell’Arco e la pioggerella di monete dai balconi. Come metafora della sua complessità-multistrato, sotto i marciapiedi napoletani si spalancano vasti mondi porosi. «In un piccolo appartamento ho trovato una botola sotto il letto di un’anziana donna, che conduce ad un teatro romano!». Napoli «sembra ossessionata dalla morte come dal sesso – prosegue Stewart. A metà via dei Tribunali, mi sono imbattuto in “Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco”, adorna di ossa e teschi, dove la gente viene a pregare per le anime del Purgatorio, in cambio della loro intercessione nella ricerca di mariti, fertilità o fortuna: un affare spirituale, insomma…».

E chiude con Goethe, che, «innamorato di Napoli, ha reso popolare la frase “Vedi Napoli e poi muori”, promuovendo l’idea che nulla potrà mai mettere in ombra questa città, il suo golfo, con il panorama che spazia dalla massa imponente del Vesuvio, oltre la penisola sorrentina a Capri, inseguendo l’orizzonte come un fantasma. Goethe amava il caos entusiasta del centro storico e la sua capacità di stravaganza in tutto, dal dolore all’architettura, dall’amore alla pasticceria. È tempo per i visitatori di riconquistarla». Conclude, consigliando i voli diretti da Londra per Napoli, alcuni alberghi e la pizzeria Di Matteo ai Tribunali.

Contestualmente il Telegraph ha lanciato un sondaggio: “Which is your favourite Italian city?”. Vi concorrono Roma, Firenze, Venezia, Napoli, Milano e Verona. Ebbene, è Napoli la preferita degli inglesi: il 36 per cento dei viaggiatori ha scelto la città-cuore dai mille volti. ‘A Maronn’ v’accumpagn’! E noi italiani? Ci sia di monito il favore entusiastico di chi viene qui e quasi non crede ai propri occhi: custodiamo un prezioso, pazzo diamante. 

Napoli: per il Telegraph è “la più bella”

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