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Eroica Fenice

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Notizie false: la fiducia mal riposta

Notizie false, informazioni errate, servizi televisivi poveri di veridicità rappresentano un estratto della realtà odierna, sempre più disposta a ingannare il prossimo.

Gli ultimi e più discussi casi di notizie false che hanno suscitato curiosità e sprezzo nel pubblico sono legati al fortunato TG satirico “Striscia la Notizia: Fabio e Mingo prima e Fulvio Benelli poi. In entrambe le situazioni a seguire l’accusa è stato il licenziamento dei “bugiardi” e le dichiarazioni di incredulità e innocenza dei responsabili dei programmi coinvolti – è importante, d’altronde, sottolineare l’onestà e l’estraneità del “contenitore” rispetto al “contenuto” falso.

Ma quali sensazioni si impossessano del pubblico fruitore di informazioni quando apprende che ciò che ha letto, visto o ascoltato è frutto di menzogne e di recite bene architettate?
È probabile che provi dentro di sé indignazione e sconcerto, o forse solo sfiducia. Sfiducia nei confronti di un sistema a cui ha scelto di credere e da cui è stato tradito.

La legge n. 69/1963, “Ordinamento della professione di giornalista”, sottolinea nelle parole “è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede” l’importanza imprescindibile della verità; tale concetto è ribadito anche dalla “Carta dei doveri del giornalista” – a quanto sembra, l’esistenza di un codice deontologico preciso e inequivocabile non è però abbastanza per impedire i casi di diffusione volontaria di notizie false.
L’estratto riportato, alludendo al dovere di verità, rappresenta un “obbligo giuridico” per chi svolge la professione di giornalista, ma rappresenta anche un “obbligo morale” per qualsiasi figura che si ponga e agisca come fonte di notizie.

L’informazione, soprattutto se riguarda la cronaca, forma pareri, convinzioni e talvolta rafforza o crea pregiudizi; chi, attraverso un qualsiasi mezzo, divulga consciamente notizie false ne è consapevole.
Si apre qui lo spettro mai vinto della strumentalizzazione della citata informazione: si diffondono determinate “verità” al fine di ottenere un certo tipo di reazioni e conseguenze; e lo si fa sfruttando l’implicito patto di fiducia, profittando quindi di quel pubblico che ha deciso di credere e fidarsi.

Ma a minare tale patto non sono unicamente le notizie false, collabora in tal senso anche l’atteggiamento assunto dai vari responsabili dei “contenitori”, i quali, dichiarandosi estranei all’inganno, generano scetticismo nel pubblico sfiduciato: ciò che osservo, ascolto o leggo è dunque il prodotto di un lavoro non sempre sottoposto ad adeguati controlli e verifiche? Se così fosse, ogni servizio o articolo potrebbe potenzialmente contenere notizie false.

È questo neonato dubbio figlio della fiducia tradita a far sì che il pubblico, di lì in avanti, prima di formare opinioni o rafforzare pregiudizi sulla base della notizia appresa, cerchi ulteriori fonti e riscontri, tramutandosi in “controllore” di un sistema che, ad oggi almeno, non sembra in grado di assicurare in ogni occasione la verità.

 

-Notizie false: la fiducia mal riposta-

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