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Eroica Fenice

Occupazione di case popolari: tra necessità e reato

Occupazione di case popolari: necessità o reato? Questa è la domanda che più di tutte genera dibattiti e polemiche.
Occupanti ed espropriati difendono le rispettive ragioni gridando al bisogno, alla necessità di avere un tetto sulla testa. Gli espropriati, come è giusto che sia, denunciano anche il reato d’aver visto ledere i propri diritti.

Scenario della problematica è Milano, la capitale del Nord Italia, incapace di arrestare la grossa mole di occupazione di case popolari che l’ha investita in questo ultimo periodo.
Gli occupanti sono, nella stragrande maggioranza dei casi, extracomunitari con figli a carico che, scardinando le porte degli appartamenti, si appropriano di abitazioni che quantomeno sulla carta avrebbero dovuto portare giovamento ad altre famiglie.
Le case popolari in questione, complice la consueta pigrizia degli organi preposti, hanno atteso sin troppo per essere ultimate e consegnate ai legittimi assegnatari. Questo ritardo è stato l’elemento che ha favorito l’occupazione.

Il fenomeno dell’occupazione di case popolari non è estraneo all’Italia. Ogni comune ha dovuto combattere questo tipo di reato, cercando di volta in volta la risoluzione migliore – o forse la più conveniente per le amministrazioni?

Ad oggi, il piano d’azione di Milano nei confronti dell’occupazione di case popolari è lo sgombero, seguito dall’ultimare le abitazioni e stilare la lista degli assegnatari. La soluzione non sembra aver trovato il consenso di tutti; è stata difatti registrata un’aggressione alla sede milanese del PD dove era in corso una riunione per dibattere la questione dell’occupazione.

La città di Napoli, che ha affrontato il medesimo problema non troppo tempo fa, ha proposto quale soluzione il consentire agli occupanti di regolarizzare l’abuso, divenendo dunque legittimi assegnatari. Il motivo della decisione? L’altissima percentuale di occupazioni di case popolari sul territorio: se espropriati, gli abusivi “senza tetto” sarebbero stati troppi.
Quale che sia il piano d’azione, le polemiche e i disagi soprattutto non si arrestano, il che porta a domandarsi se l’attenzione non sia focalizzata sul problema sbagliato.

Che l’occupazione di case popolari, e di suolo pubblico e privato in generale, leda i diritti di coloro che dovrebbero entrare legalmente in possesso di quelle mura non può non esser vero. Ma forse la domanda da porsi non è se la necessità possa giustificare il reato, quanto piuttosto perché le strutture pubbliche creino, pur se inconsapevolmente, terreno fertile per gli abusi.

Se è possibile occupare delle abitazioni lo è perché non vi sono sufficienti controlli, perché i processi di assegnazione sono troppo lenti.
Se è possibile per migliaia di soggetti ledere i diritti altrui è perché non c’è reale tutela di questi diritti. Correre ai ripari è giusto, ma potremmo chiederci perché ve ne sia sempre il bisogno: da anni l’Italia intera – che non si parli di differenze tra settentrione e meridione – combatte le stesse emergenze; anziché curare ogni volta, sarebbe forse giunto il momento di attuare la prevenzione.

 

-Occupazione di case popolari: tra necessità e reato-

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