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Eroica Fenice

Il panico di Torino e il gioco dei terroristi

Il panico di Torino e il gioco dei terroristi

Migliaia di persone ammassate, un forte rumore, le grida, il panico, la corsa disperata senza badare a nessuno, le cadute in mezzo ai vetri rotti, persone schiacciate, ambulanze.

Quanto accaduto sabato sera in Piazza San Carlo a Torino durante la finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid ha del grottesco. Poche ore prima dell’attentato di Londra che ha causato la morte di sette persone e il ferimento di quasi cinquanta, in Piazza San Carlo, dove decine di migliaia di persone si erano radunate per seguire la finale della competizione calcistica su un maxischermo, senza alcun reale pericolo si è scatenato il panico.

Nel fuggi fuggi generale oltre millecinquecento persone sono rimaste ferite – tre delle quali in modo grave – in gran parte a causa dei pezzi di vetro sparsi nella piazza o calpestate dalla folla in fuga.

Il bilancio è in continuo aggiornamento e le dinamiche ancora da accertare: tra i testimoni c’è chi ha parlato di un’esplosione o addirittura di spari, ma la circostanza che ha scatenato l’allarme e la fuga disordinata sarebbe da ricercare nel cedimento della ringhiera di una scala di accesso al parcheggio sotterraneo della piazza, che ha provocato un forte rumore e il conseguente panico.

Tale episodio non può però da solo spiegare la sproporzionata reazione delle migliaia di persone presenti nella piazza. La causa andrebbe piuttosto ricercata nella sensazione di paura oramai compenetrata alla nostra società.

Imprenditori della paura, del panico e del terrorismo mediatico

Un imprenditore della paura è una persona che per avere visibilità o per scopi politici, gioca insistentemente su questo sentimento, enfatizzando ogni fatto o avvenimento che la possa provocare. Sono numerosi in Italia, ma non solo. In questo momento storico gli argomenti da loro prediletti sono l’immigrazione e gli attentati terroristici.

I mass media, a loro volta, giocano un ruolo di rilievo nella diffusione della paura: quotidianamente veniamo bombardati da notizie riguardanti attentati – riusciti o sventati -, sospetti, arresti, infiltrazioni, minacce.

L’agire congiunto in tale direzione di questi due elementi è pernicioso, e quanto successo sabato sera a Torino ne è una dimostrazione. Il processo di diffusione di paura e psicosi ha raggiunto in Piazza San Carlo il parossismo, con conseguenze che potevano essere ben più gravi.

La paura, il sentirsi costantemente sotto attacco, porta a scelte azzardate e pericolose, le persone reagiscono d’istinto, sono disposte a rinunciare alla propria libertà pur di sentirsi protetti e i punti di vista si radicalizzano.

Proprio questo è il fine ultimo di chi compie attentati terroristici.

In un numero della loro rivista ufficiale “Dabiq”, gli strateghi dell’ISIS spiegano chiaramente il loro disegno: l’obiettivo è di eliminare, attraverso la diffusione della paura, la cosiddetta zona grigia, costituita da coloro che non hanno ancora preso una pozione netta e arrivare così a uno scontro diretto e totale, nella convinzione di vincerlo.

Chi contribuisce alla diffusione della paura e del timore costante degli attentati è il loro migliore alleato, e ciò che è accaduto a Torino è un chiaro segnale.