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Eroica Fenice

Paolo Valerio e le immagini del suo animo

Paolo Valerio e le immagini del suo animo

Fino al 10 agosto 2016 presso il Salone delle Carceri di Castel dell’Ovo saranno esposte le opere di Paolo Valerio nella mostra Gender roles, gender gages and surroundings a cura di Raffaele Loffredo.

Lo spazio allestito induce il fruitore a percorrere la sala con molta attenzione. Grovigli di corde, legni, blocchi, resti di reti, giochi da spiaggia, bambole, cavi, boe, tubi, sacchi, sono solo parti decontestualizzate di un intero e complesso lavoro che ha interessato le ore di ricerca di Paolo Valerio sulle spiagge della costa propsiciente a Lucrino.

Le opere portate in mostra da Paolo Valerio sono circuiti da cortocircuitare, gabbie dalle quali evadere, reti dalle quali è importante imparare a liberarsi.

“Il mare mi permette di rimanere con i miei pensieri, forse è per questo che è lì che ho maggiore contatto con la mia parte creativa risvegliata tempo fa.”

Non sono presenti solo pezzi ritrovati oppure, usando le parole di qualcuno, non sono scarti. Lo stesso artista ha spiegato come la sua visione su quei materiali va ben oltre l’esclusiva classificazione di rifiuto. Molti sono gli artisti che lavorano con le operazioni definite ready-made nell’arte, ma Paolo Valerio ha ricercato le sue opere esclusivamente a contatto con il mare.

“Ho un legame profondo con lui, mi ritrovo ad essere suo alleato. Ritrovando questi oggetti, vedo il lavoro della natura nel tempo, come uno scalpellino che trova la forma nella pietra che colpisce”.

Paolo Valerio ha iniziato quasi come a voler collezionare ciò che ritrovava, non aveva ancora ben inteso che un giorno, come lui stesso dice, un  fulmine l’avrebbe sbloccato, restituendogli la creatività sopita.

“Not easy but possible, easy but not possible, fili spezzati nodi insolubili”, “Il sostenibile peso dell’amicizia e dintorni”, “Gender cages…ovvero mondo convenienza la nostra forza è il sesso”, “Rebel heart”, sono solo alcuni dei titoli delle trentotto opere portate in mostra dopo quasi tre anni di ricerca e lavoro ed è evidente come rappresentino descrizioni di momenti personali dell’artista.

“È difficile spiegare come le metafore che sono nel Salone delle Carceri di Castel dell’Ovo rappresentano pezzi del mio io. Riesco a ad esprimermi attraverso le mie opere con le quali racconto parti di me.”

Osservando le opere in mostra si ci accorge che sono estremamente legate ai pensieri dell’artista su ciò che lo circonda. Maglie fitte che s’intrecciano inglobano sempre nuova materia, i fili che le compongono fanno ripercorrere le connessioni neurali che legano l’artista alla dimensione temporale alla quale apparteniamo.

Paolo Valerio è dapprima professore Ordinario di Psicologia Clinica alla Facoltà di Medicina di Napoli ed è da sempre interessato agli studi di genere, mondo rappresentato anche nelle sue opere, quella materia scartata e posta ai margini dalla società che l’ha rigettata, ma che con la sua opera riacquista la propria dignità.

“Sulla base della mia esperienza ho appreso che siamo tutti costretti a vivere nell’incessante flusso delle incertezze che diventano illusorie certezze nell’incertezza perenne della vita.”

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