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Eroica Fenice

Papa Francesco: “Questi fabbricano la morte”

Essere parte di una società così grande da essere chiamata ‘mondo’ è un qualcosa di decisamente complesso, ma avere la possibilità di far valere il proprio pensiero dinanzi a ogni singola persona della citata società ha in sé la responsabilità più grande, perché ‘far valere’ è in questo senso sinonimo di incidere, di condizionare, di azionare un mutamento.

Se in un contesto simile, un Papa guarda la folla e si scaglia apertamente contro la corruzione, la tratta di esseri umani, lo sfruttamento e la guerra, affermando senza fronzoli che tutti i coinvolti non avranno mai il privilegio d’essere in presenza di Dio, è impossibile non fermarsi un attimo a ragionare sulla portata di queste parole.
Quanto descritto è accaduto nel passato più recente, l’11 giugno dell’anno corrente, e il protagonista è l’attuale erede di Pietro, Papa Francesco, in occasione dell’Udienza Generale.

Certo, nel XXI secolo, e soprattutto per chiunque non sia un fervente cristiano, può addirittura far sorridere la ‘minaccia dell’Inferno’. Verrebbe voglia di ricordare a Papa Francesco che il tempo delle streghe è ormai troppo lontano, che nessun uomo di potere inorridisce all’idea di dover pagare lo scotto delle proprie azioni in un’altra vita: oggi, nulla conta più dell’esistenza materiale, soprattutto per coloro che vivono a spese degli altri. È per questo che la mia attenzione non è stata catturata dal concetto di ‘timore di Dio’ o dal girone infernale, quanto piuttosto dall’aspetto più concreto delle parole del Papa: “penso, per esempio, alle persone che hanno responsabilità sugli altri e si lasciano corrompere” ha affermato, proseguendo con “penso a coloro che vivono della tratta delle persone e del lavoro schiavo” e ancora “a coloro che fabbricano armi per fomentare le guerre, ma pensate che mestiere è questo […] questi fabbricano la morte”.

“Questi fabbricano la morte” è stata l’espressione che più mi ha colpita, perché sono certa che sono in tanti a pensare che venga fabbricata la morte, ma non hanno una platea di milioni di esseri umani cui gridarlo, mentre il Papa sì. E l’ha detto a gran voce a tantissimi, consapevole che gran parte dei ‘tantissimi’ l’avrebbe udito.

Non è il primo a denunciare l’attualità più scabrosa e non sarà l’ultimo, questo è probabilmente molto vero, ma ciò non toglie l’importanza del gesto; avrebbe potuto limitarsi alla predica, avrebbe potuto ignorare la cronaca, eppure ha scelto di prendere parte all’oggi e denunciare corrotti, violenti, sfruttatori, tutti soggetti che fabbricano proprio la morte e paradossalmente ce la vendono persino a caro prezzo. Compriamo ogni giorno la morte: con il silenzio, con l’indifferenza, con il convincerci che la meritocrazia sia ‘roba vecchia’, perché oggi è ‘meglio essere amico di qualcuno’. Ed è riluttante pensare che nel secondo decennio del XXI secolo il Papa si sia sentito in dovere di denunciare le realtà citate, che abbia dovuto sottolineare quanto sia ancora opprimente l’ombra delle guerre assassine – che anziché sparire divengono sempre più ‘tecnologicamente avanzate’.

Piacerebbe molto udire il medesimo discorso anche da Primi Ministri, Presidenti e Regine, da tutti coloro che, esattamente come il Papa, hanno la possibilità di azionare un mutamento. Piacerebbe vedere una politica meno intenta a progettare la prossima invisibile arma, costruita con false promesse e illusorie speranze.

Il discorso di Papa Francesco si è chiuso con l’appello a lottare contro il lavoro minorile, ennesima fabbrica di cadaveri ancora attivissima nel nostro presente. Non ci sarebbe potuta essere conclusione più giusta per una denuncia ai danni della fascia più corrotta della popolazione.

-Papa Francesco: “questi fabbricano la morte”-