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Eroica Fenice

Pegida contro Kinder: no ai bambini neri sulle barrette di cioccolato

Pegida contro Kinder. La destra xenofoba tedesca propone di boicottare le note barrette di cioccolato perché sulle nuove confezioni appaiono bambini neri o dai tratti non europei: bambini decisamente non aderenti al sorridente modello di bambino biondo e dagli occhi chiari cui siamo abituati, il perfetto bambino ariano.
Sui social i sostenitori di Pegida si scatenano. Qualcuno si chiede se si tratti di uno scherzo, qualcuno arriva finanche a chiedersi dove la nota marca italiana abbia pescato questi volti di piccoli terroristi. Molti altri inneggiano al boicottaggio dei prodotti Kinder.
Peccato che le intenzioni della casa produttrice italiana fossero tutt’altro che provocatorie: non si è trattato che di un’edizione speciale delle barrette di cioccolato Kinder in occasione degli Europei di Calcio 2016, che mostra sulle confezioni i volti da bambini dei noti campioni della nazionale tedesca Jerome Boateng e Ilkay Guendogan. Personaggi che, tirati fuori dal contesto d’odio razziale che si è scatenato sui social, adulti e in divisa sportiva, probabilmente gonfiano d’orgoglio nazionale per i loro goal anche gli esponenti più radicali di Pegida, nonostante la pelle scura e i tratti non propriamente europei.

Pegida contro Kinder: uno sguardo oltre

Pegida è acronimo di Patrioti Europei Contro l’Islamizzazione dei Paesi Occidentali (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes). Il movimento di destra fortemente nazionalista e anti-islamista nasce a Dresda nell’ottobre dello scorso anno, nella capitale della Sassonia che, come tutte le aree che facevano parte dell’ex Germania dell’est, non si è ancora del tutto ripresa dall’austerità comunista.
Un bizzarro paradosso vuole che, però, in Sassonia vi sia soltanto un’inconsistente percentuale di musulmani.
La storia insegna che, laddove la crisi economica si fa sentire di più e si cade nell’esasperazione, è facile divenir prede di movimenti d’estrema destra, che promettono facili ed immediate soluzioni a problemi grandi, additando il diverso come la causa di ogni male: è già accaduto nella Germania nazista e nell’Italia fascista degli anni ’30 del secolo scorso.
Ancora oggi, e ancor di più alla luce degli attentati terroristici dello Stato Islamico di cui l’Europa è stata oggetto negli ultimi mesi – ultimi Parigi e Bruxelles -, e dell’incontrollabile ondata migratoria verso le nostre coste, l’esasperazione e la paura della gente sfocia spesso in cieco odio razziale e trova appoggio nei discorsi di leader populisti di destra.
Il movimento fa parlare di sé fin dalle stragi di Parigi dello scorso novembre, e sembra da allora crescere esponenzialmente, tanto da impensierire finanche la cancelliera tedesca Angela Merkel.
Pegida fa ben attenzione a non tirare troppo la corda e spingersi troppo oltre. Lo sa bene il fondatore Lutz Bachmann – 41enne con svariati precedenti penali -, che nel manifesto del partito non si schiera mai apertamente contro l’Islam in quanto tale, ma definisce i pericoli che esso comporta, in termini di terrorismo e sicurezza pubblica, portando l’esempio positivo della Turchia del primo ‘900 di Atatürk, Turchia in cui si era realizzata una riuscita separazione tra Stato e Islam.
Con i suoi toni moderati, il movimento riesce ad incontrare i favori della destra così come della sinistra, ed è riuscito ad insinuarsi nei cuori dei tedeschi facendo leva su punti sensibili, com’è diventato l’Islam alla luce dei recenti avvenimenti. Lo stesso è accaduto lo scorso anno per Alternative Für Deutschland, che si batte contro la moneta unica, facendo leva sulla crisi economica che affligge l’Europa.
I toni di Pegida appaiono moderati soltanto apparentemente. Alle manifestazioni di entrambi i movimenti non sono mancati slogan fortemente antisemiti (c’è chi ha gridato contro gli ebrei), razzisti e nazionalisti. Neppure la fotografia del fondatore di Pegida Bachmann col look da Hitler lascia presagire nulla di buono.
In uno scenario che ricorda in modo preoccupante ed inquietante quello degli anni ’30, non resta altro che sperare che la situazione non degeneri e non sfoci in risvolti tristemente già noti.