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Eroica Fenice

Un pensiero per Salvatore Giordano

Quando si pensa a Via Toledo, si pensa alla lunga strada che da Piazza Dante porta a Piazza Trieste e Trento verso il mare, alle coppie che camminano mano nella mano, agli impiegati che corrono verso gli uffici, ai gruppi di ragazzi che passeggiano spensierati.
Quando si pensa a Via Toledo, si pensa ai negozi, alle vetrine, agli artisti di strada, ai caffè, ai teatri, alla poesia, come accade da più di un secolo.
Quando si pensa a Via Toledo, si pensa a tutto tranne che alla morte.

Salvatore Giordano era un ragazzo di appena quattordici anni che si era recato in centro con gli amici per una passeggiata.  Sabato 5 luglio si trovava nei pressi della Galleria Umberto I quando, proprio per salvare i suoi compagni, si è fatto travolgere da un pezzo di cornicione che non gli ha lasciato scampo.
A volte si ha la sensazione  che tutto ciò che viene detto e scritto in seguito ad eventi del genere lasci il tempo che trova. La trafila è sempre la stessa: “l’amministrazione si stringe attorno al dolore della famiglia”, “le autorità faranno luce sulle responsabilità”… e pagine che si riempiono. Un scuola che crolla, una strada che sprofonda, delle impalcature che cedono: parole sempre uguali per episodi sempre diversi in cui la sicurezza è latitante.
Le chiamano morti inaccettabili, ma di inaccettabile c’è solo la condotta di chi lascia in stato di abbandono le strutture e il patrimonio artistico del paese. Già, perché la Galleria è prima di tutto un’opera d’arte, ma forse si pensa che parlando di degrado del patrimonio artistico si faccia riferimento solo a Pompei, che, d’altronde, nei confini del sito può continuare a marcire senza dare fastidio a nessuno.

Di fronte a quest’ennesima disgrazia, che nulla ha in comune con la fatalità, le parole cedono. Perché Salvatore fosse lì, a quale ospedale sia stato portato dopo l’incidente, le condizioni cliniche che l’hanno portato a spegnersi, se la manutenzione della facciata spettasse ad un ente pubblico o a un privato, tutto ciò perde importanza.
Ciò che conta è che un ragazzo con più coraggio che anni sulle spalle abbia lasciato la propria vita sul ciglio di una giornata spensierata per la negligenza altrui.
Oggi, invece di puntare il dito su chi o cosa in un gioco di altalene senza fine, è doveroso unirsi al dolore della famiglia Giordano e riflettere su una città che, forse, vive di nulla senza saperlo.

– Un pensiero per Salvatore Giordano –

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