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Eroica Fenice

Grecia

Perché l’Europa vuole morire in Grecia

La Troika (forse è meglio chiamarla con il suo vecchio nome) è inflessibile: o la Grecia accetta il nuovo piano di riforme oppure se ne va per la sua strada. Si assiste in questi giorni ad uno spettacolo inquietante: un governo eletto democraticamente presenta alcune iniziative in materia di finanza pubblica. Un gruppo di persone non elette da nessuno corregge con la penna rossa i punti che non gli piacciono. Viene fatto credere ai cittadini greci di essere personalmente indebitati con il fondo salva-Stati o con altri creditori. Ma la quasi totalità dei prestiti recentemente elargiti alla Grecia sono stati utilizzati proprio per assicurare i pagamenti alle banche in credito con Atene (soprattutto banche tedesche e francesi).

Per quale ragione i “burocrati” di Bruxelles sono così determinati? Fingono di non sapere che in Grecia il tasso di suicidi e quello di emigrazione giovanile toccano percentuali raggelanti? Fingono di non vedere che la sanità pubblica non è più un diritto assicurato in quel paese? Come possono esigere altri tagli? La prima risposta è questa: s’ha da smettere di utilizzare (come molti politici italiani fanno) la retorica dei “burocrati”. Un equivoco che deve cessare immediatamente. Le scelte di questi anni della Commissione, della Banca centrale e dell’Unione tutta, non sono scelte inevitabili: sono scelte politiche. Tutte le istituzioni sono orientate politicamente. Sempre. Ed esserlo significa scegliersi degli interlocutori sociali privilegiati. Quelli delle istituzioni europee, oggi e nel recente passato, sono stati i grandi gruppi finanziari, bancari e industriali che riescono a tutelare i propri interessi con efficacia di gran lunga maggiore rispetto a quanto sappiano fare i famosi “popoli sovrani” (a proposito, sarebbe il caso che in Italia e in Europa venissero introdotte leggi più chiare sulla disciplina dell’attività delle Lobby, una parola che da noi si fa ancora fatica a pronunciare). Quest’Europa non è “burocrate” né “distante” né “incompiuta”. Quest’Europa è di destra.

Tutti i più grandi economisti del mondo, premi Nobel francesi, americani e perfino tedeschi, accusano la Troika di gestione dissennata della crisi greca. Eppure questo non serve a far cambiare verso alla politica dell’austerity. Nessun partito socialdemocratico (men che meno il Partito democratico) discute seriamente le scelte politiche di Bruxelles e del Fondo monetario internazionale. Ed è l’ora che Tsipras, il Cavaliere dalla Triste Figura lasciato da solo a combattere contro i mulini a vento, riceva il supporto non solo dei greci, che sotto ricatto si recheranno alle urne tra pochi giorni, ma di ogni cittadino europeo.

Sarebbe bene che qualcuno ricordasse al governo tedesco che la Germania ha potuto rialzarsi dalla condizione post-bellica anche grazie ad un cospicuo taglio del proprio debito pubblico; e d’altro canto in quell’occasione l’Occidente dimostrò d’aver imparato dai propri errori, visto che le assurde imposizioni dei vincitori della Prima guerra mondiale alla Germania furono alla base del consenso che in pochi anni si coagulò attorno al Partito nazionalsocialista, eletto poi democraticamente. Purtroppo la Storia spesso trova vie beffarde per ritornare su se stessa. Nella speranza che questo non accada, nessun cittadino europeo può ritenersi estraneo ai fatti greci di questi giorni.

-Perché l’Europa vuole morire in Grecia-

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